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Home Page > TUTTO IO DEVO FARE > Articolo Inserito il  16/09/2011





Quando a scuola manca la fantasia: il semaforo  
PaternitÓ Oggi - Quando a scuola manca la fantasia: il semaforo

Le linee non sono precise. Sono storte, un po' a zig-zag. Sono leggermente curve sul foglio a quadretti. E gli angoli sono tutt'altro che retti: misureranno 100-110 gradi e là, dove il lato deve congiungersi con un altro fatto prima e ormai più lungo, l'ampiezza dell'angolo non sarà maggiore di 70-80 gradi. La sagoma del semaforo che viene fuori dal disegno non è propriamente un rettangolo e poi i cerchi al suo interno sono tutti storti, attaccati l'uno all'altro e collocati troppo in alto, tanto che ci sarebbe posto per un quarto cerchio, giù in basso. Tuttavia, se le sbavature, anche qui, non si può dire che manchino, i colori sono nell'ordine canonico: in alto il rosso, al centro l'arancione, sotto il verde. 
Ma la tonalità predominante di questo disegno fatto da Dodokko all'asilo è senza dubbio il rosso: il colore del semaforo che intima ai passanti di fermarsi. Perché sono convinto di questa prevalenza nel complessivo 'equilibrio cromatico dell'opera dell'artista'? Per il semplice motivo che ieri mio figlio, quando mi ha raccontato della sua raffigurazione grafica, ha cercato di essere rassicurato da me sul fatto che non avrebbe più dovuto rifare a scuola il disegno del semaforo, così come la maestra gli aveva chiesto di fare (quante volte?), "per disegnarlo meglio". Insomma, mi è parso, sempre restando in argomento, che Dodokko avesse ricevuto una bella luce rossa, uno stop dall'insegnante, mentre da me cercasse di ottenere una luce verde, un lascia-passare, una via di fuga da ciò che gli era apparso come un obbligo.
Mi spiego meglio: niente di male, ovviamente, se la richiesta dell'educatrice è stata dolce e gentile: infatti, "a scuola si va per imparare - gli ho detto - ed è per questo motivo che la maestra ti ha detto di riprovare". "Ma io non lo voglio più fare", mi ha implorato ancora Dodokko. "Ma vedrai che domani farete altri disegni", ho aggiunto. "Ma la maestra ha detto che continueremo a fare ancora semafori...e se non li disegno bene si arrabbia", ha continuato con voce implorante. "Ma non credo che si arrabbi se non disegni perfettamente: mica sei Giotto, che era un pittore che faceva dei cerchi precisissimi, sei un bambino", ho tentato ancora di convincerlo. 
A questo punto Dodokko mi ha risposto: "La maestra si arrabbia se le dico 'senti'. Mi ha detto: 'Non mi chiamo Senti, ma Maestra oppure Anna'". "E tu chiamala così - gli ho consigliato, mentre nella mia testa una luce (rossa di rabbia, ma controllata) si accendeva al ripensare alla frase 'Non mi chiamo Senti' -. Anzi - ho aggiunto - chiamala semplicemente maestra, così anche quando ci sono le altre insegnanti non ti sbagli con i nomi: chiamale tutte quante 'maestra', come vogliono...". "E se mi sbaglio?", mi ha chiesto. "Se ti sbagli non è la fine del mondo, può succedere, non si arrabbierà".
Dopo questo dialogo gli ho proposto di disegnare insieme dei semafori, "così, se domani dovete rifarli in classe, saprai già disegnarli". Dodokko ha accettato con piacere e ha smesso di piangere. Avremo realizzato una decina di semafori prima di cena, alcuni col palo, altri senza perché sul foglio, a volte, ovvero quando il semaforo veniva troppo grande, finiva lo spazio per mettercelo. Mio figlio ha cercato di raggiungere una perfezione difficile da trovare in una sera: Ancora "le linee non sono precise. Sono storte, un po' a zig-zag. Sono leggermente curve sul foglio a quadretti. E gli angoli sono tutt'altro che retti: misureranno 100-110 gradi e là, dove il lato deve congiungersi con un altro fatto prima e ormai più lungo, l'ampiezza dell'angolo non sarà maggiore di 70-80 gradi. La sagoma del semaforo che viene fuori dal disegno non è propriamente un rettangolo e poi i cerchi al suo interno sono tutti storti, attaccati l'uno all'altro e collocati troppo in alto, tanto che ci sarebbe posto per un quarto cerchio, giù in basso. Tuttavia, se le sbavature, anche qui, non si può dire che non manchino, i colori sono nell'ordine canonico: in alto il rosso, al centro l'arancione, sotto il verde". 
E quest'ultimo colore, il verde, sembra essere, adesso, la tonalità predominante nei disegni fatti a casa da Dodokko. Non il rosso fuoco che brucia sul nascere ogni nuovo tentativo, qualsiasi minimo proposito, e che ti blocca e non ti fa attraversare la strada, non permettendoti di andare da nessuna parte. Ma il colore della speranza, dell'incoraggiamento, del fare serenamente. Della tranquillità ritrovata, anche se per poco tempo, anche se soltanto per qualche minuto prima di cena.
 

 


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