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Home Page > LEGGI E NORME > Articolo Inserito il  26/01/2012

On.le Alessia Mosca risponde al Corriere sul disegno di Legge sui congedi di paternitÓ  
PaternitÓ Oggi - On.le Alessia Mosca risponde al Corriere sul disegno di Legge sui congedi di paternitÓ

Oggi (17 gennaio 2012) la rubrica del Corriere “La 27esima ora” ha ospitato un articolo della giornalista Corinna De Cesare sui congedi di paternità. Sono molto contenta che questo argomento ritorni sotto i riflettori del dibattito mediatico, perché è una riprova di quanto sia un argomento sentito e di quanto un intervento legislativo in questo senso sia fortemente richiesto dai cittadini stessi. Sono contenta, inoltre, che accada ora, alla vigilia della ripresa dei lavori sulla proposta di legge che ho scritto insieme alla collega Barbara Saltamartini con la quale si chiede l’istituzione dei congedi di paternità obbligatori e si dà vita anche nel contesto italiano al concetto di “congedo orizzontale”. Non solo, dunque, i 4 giorni di congedo obbligatori per il papà a seguito della nascita del figlio, retribuiti al 100%, ma anche la possibilità per i due genitori di usufruire entrambi di permessi frazionati dal lavoro, così da poter seguire insieme la crescita del bambino senza che nessuno dei due rinunci al proprio lavoro.


Il testo ha cominciato il suo iter alla Camera a giugno 2010 e, fortemente condiviso in maniera trasversale, ritornerà in Commissione a febbraio. Adesso ripartiamo con una marcia in più: la sensibilità da sempre dimostrata dal Ministro Fornero su questi temi, infatti, ci dà ancora maggiore forza e determinazione nel portare questa proposta a diventare legge dello Stato il prima possibile.
 
Ho letto con attenzione tutti i commenti all’articolo della rubrica del Corriere e ho deciso di rispondere in maniera puntuale ad alcuni di questi (anche direttamente al pezzo sul sito del quotidiano). Cito uno dei commenti, l’autrice è Silvia: “Visto che la mentalità diffusa è quella che è, o il congedo di paternità di qualche giorno viene imposto per legge oppure si diffonderà, forse, solo tra 100 anni”. È proprio questo il punto della questione. Possiamo sederci e aspettare che cambiamenti importanti per la nostra società arrivino da soli, tra chissà quante generazioni, oppure possiamo attivarci per essere promotori del cambiamento in prima persona. Credo, e leggendo alcuni commenti ne sono ancora più convinta, che questo sia proprio uno di quei casi in cui abbiamo il dovere di intervenire per incentivare e aiutare il cambiamento: lo dobbiamo alle donne e agli uomini di oggi ma soprattutto ai nostri figli e al mondo che lasceremo loro.

Per prima cosa, è necessaria informazione: almeno per quanto riguarda la proposta di legge da me presentata mi sembra che le idee siano poco chiare. Il congedo di paternità obbligatorio per i 4 giorni successivi alla nascita del bambino non è assolutamente alternativo al congedo di maternità, ma aggiuntivo. Con questa legge, inoltre, viene aumentata la retribuzione dovuta nel periodo di congedo, dal 70% al 100%. In secondo luogo, è vero che il cambiamento deve essere prima di tutto culturale ma la legge esiste anche per facilitare passaggi importanti come quello di cui discutiamo.

Terzo: molti lettori hanno lamentato il fatto che le proprie aziende non rispettano i diritti concessi ai padri o alle madri già ora, per cui istituirne di nuovi non cambierebbe le cose. Questo non solo è profondamente sbagliato, ma è pericolosamente autodistruttivo: le leggi servono anche a tutelare le persone contro la prepotenza di chi pensa di avere il coltello dalla parte del manico.

Qualcuno, poi, ha giustamente sottolineato come non tutti possono usufruire dei congedi. I precari, ad esempio, o i lavoratori a partita IVA: prioprio per questo motivo da tempo sostengo la necessità di una radicale riforma del mercato del lavoro che elimini le storture tipiche del sistema italiano.
 
Questa legge ha iniziato il suo iter quasi due anni fa: adesso preoccupiamoci di approvarla per tutti coloro che potranno usufruirne, subito dopo penseremo ad allargare la categoria dei destinatari.

Chuido citando un’altro commento che mi ha particolarmente colpita di Stefano che vive in Svezia (Paese, non a caso, dove il welfare e il mercato del lavoro funzionano “a tutto tondo”, in perfetta sinergia) e riporta le parole del suo direttore delle Risorse Umane: “ma come faremmo ad affidarti i nostri dipendenti se non ti prendi nemmeno cura della tua famiglia?”.
 
www.alessiamosca.it

 



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