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Home Page > PARTO > Articolo Inserito il  29/12/2010

Mammee papÓ "canguro" al posto delle incubatrici per i nati prematuri  
PaternitÓ Oggi - Mammee papÓ

È uscito troppo presto dalla pancia della mamma. Ma un bimbo prematuro continua a crescere sul suo petto. Nudo, a contatto con la pelle della madre, uno scricciolo di neanche un chilo può trovare un calore e un equilibrio addirittura migliori rispetto all'incubatrice.  Il metodo della "mamma canguro", nato nel 1978 in un ospedale di Bogotà che non poteva permettersi incubatrici per tutti i prematuri, oggi trova sempre più spazio anche in Italia. "Nella nostra terapia intensiva - spiega Claudio Fabris, neonatologo del Sant'Anna di Torino - le mamme hanno un badge ed entrano a tutte le ore. Prendono il bimbo dall'incubatrice e lo tengono sul petto quanto desiderano, sedute su una poltrona reclinata".

La realtà di Torino è tutt'altro che isolata. Riccardo Davanzo, neonatologo dell'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Burlo Garofolo, ha pubblicato uno studio su Acta Paediatrica che raccoglie l'esperienza della sua terapia intensiva a Trieste insieme a quella di altri 8 paesi in 4 continenti. "La cura della mamma canguro - vi si legge - rafforza l'attaccamento fra madre e figlio, favorisce l'allattamento, ha effetti positivi sullo sviluppo e la serenità del bambino".

A contatto con la pelle della madre, spiega Davanzo, "il neonato prematuro respira meglio, ha meno apnee, sperimenta quegli stimoli tattili e olfattivi così importanti nelle prime settimane. La sua temperatura entra subito in perfetta sintonia con quella della madre e resta più

 

stabile che all'interno dell'incubatrice". Quando a fare il "canguro" sono i padri, i benefici si mantengono. "Solo la regolazione della temperatura è meno perfetta. I bambini tendono a riscaldarsi troppo, non è chiaro il perché".

Monica Cardarilli al Burlo di Trieste ha partorito due gemelli pretermine. "Erano così piccoli, magri e nudi dentro l'incubatrice" ricorda. "Non pesavano neanche un chilo, piangevano e io non potevo fare nulla. Quando finalmente li ho potuti tenere sul petto non sono riuscita a frenare le lacrime per l'emozione". I neonati possono essere uniti alla madre anche se hanno i tubicini che li aiutano a respirare, basta che siano in condizioni stabili.

"Non ci sono limitazioni, si può seguire la marsupio-terapia anche con neonati sotto al chilo di peso" spiega Andrea Dotta, responsabile della terapia intensiva neonatale al Bambin Gesù di Roma. "Recentemente abbiamo avuto una bambina che solo sul petto della madre riusciva a respirare da sola. Nell'incubatrice tornava ad aver bisogno della cannula".

La durata del contatto pelle a pelle dipende solo dalle esigenze della madre. "Restavo con i miei bambini per tre o quattro ore" racconta Monica Cardarilli, che insieme con altri genitori di bimbi prematuri ha fondato e continua ad animare l'associazione onlus "Scricciolo". "Nei week end mio marito mi dava il cambio. Le manine e i piedini erano così piccoli che avevamo paura a toccarli e poi c'erano i monitor che suonavano in continuazione. Sono state settimane lunghissime. I piccoli crescevano pochi grammi alla volta. Ma sentirli sul corpo è stata un'esperienza indimenticabile". 

repubblica.it

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