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Home Page > PATERNIT└ > Articolo Inserito il  09/08/2012

Diventare papÓ: le paure e le preoccupazioni degli uomini che aspettano un figlio  
PaternitÓ Oggi - Diventare papÓ: le paure e le preoccupazioni degli uomini che aspettano un figlio

Una coppia è in attesa del loro primo figlio. I familiari s'interessano dei problemi di ciò che comporta alla futura mamma, ma ai problemi del futuro padre, chi ci pensa?
Cerchiamo di capire quali possono essere le problematiche di un uomo che affronta per la prima volta la paternità.
Negli stereotipi sociali, anche in questo la donna può manifestare i propri timori e le proprie debolezze, l'uomo no!
Ciò non significa che egli non ne abbia o non ne provi la gravosità
Oggi nello sforzo di equiparazione tra l'uomo e la donna, si mira a far partecipare il marito all'evento del parto, ma molto spesso nel campo medico egli viene considerato come un impedimento, un intralcio.

Nell'uomo che va verso il parto della moglie si generano diversi stati d'animo e paure.
Una delle emozioni più comuni è il desiderio di rendersi partecipe al travaglio del parto della moglie, ma egli ha timori riguardo alla situazione della compagna, alla presenza del sangue, alle doglie e a tutto ciò che comporta la nascita di un bimbo.
Timori repressi e non manifestati perché al centro dell'attenzione sono il bambino e la madre.
Un'altra problematica che si affaccia alla mente del futuro padre è la paura che il bimbo possa non essere figlio proprio.
Ciò avviene non perché vi sia dubbio sul comportamento della compagna, ma dall'interrogarsi sulle paure provenienti dal sentirsi preso dalla sensazionalità dell'evento quale è lo scaturire di una vita e il sentirsi protagonista di tutto ciò.

Potrebbe anche sorgere il sentimento di non essere capace di comunicare la vita ad una nuova creatura, negandosi il senso di paternità.
Anche questo sentimento viene represso perché toccherebbe la propria compagna e metterebbe in bilico il suo senso di padre in attesa.
Un altro pensiero che sovente assale il futuro padre è il timore dell'abbandono. li figlio può diventare antagonista.
La moglie-madre si dedica totalmente al figlio, e lo deve fare, ma potrebbe farlo fino al punto di nullificare totalmente il rapporto con il marito, egli potrebbe trovarsi in uno stato di completo isolamento rispetto a lei.
La trascuratezza, le apprensioni monocordi per il figlio, il disinteresse per la coniugalità, tolgono la possibilità di mantenere un rapporto di intimità.
Il futuro padre teme tutto ciò, e se non si risolve il rapporto con la moglie, si trova solo in gravi difficoltà.
Può prendere altre strade e contaminare il senso di unione profonda con la moglie.
La donna ha necessità di badare al figlio, ma è chiamata anche a venire incontro al marito per mantenere a tutti i livelli intatto il rapporto di coppia.

L'altro elemento è il cambiamento che egli deve affrontare. Si troverà a gestire un rapporto non più a due, ma a tre, con le conseguenze che comporta. Con molta probabilità, la moglie non potrà dedicarsi interamente al lavoro perché il piccolo assorbe molto tempo e perciò sente la spinta ad incentivare il proprio lavoro per far fronte alle nuove necessità.

Un'altra paura si manifesta quando la gravidanza è inoltrata. Il prossimo padre teme di perdere la compagna o il figlio durante il parto.
Questo timore ha un fondamento culturale e pregiudizievole. Nel passato molte donne morivano di parto con conseguenze per il bambino..
Atavicamente l'uomo si porta dentro questa paura che all'opportunità si manifesta.
Anche questa è effetto di insicurezza, dovuta al fatto che la moglie in attesa, a gravidanza inoltrata, si interessa molto del figlio che deve nascere e pare che si dimentichi del proprio compagno.
Ciò ha fondamento sulla insicurezza che parte dalla sensazione dell'abbandono temporaneo che può divenire paura di un abbandono totale.

Tra le altre idee vi può essere la spinta al desiderio di non lasciarsi andare e non morire perché, ora, si sente investito di grosse responsabilità. perciò deve farcela a tutti i costi, non solo, ma deve incrementare la sua produttività.
Egli, ora, non è più solo con la moglie, ora, ha un figlio.
Tutta la complessità di questi pensieri, e sentimenti passano nell'uomo futuro padre e spesso, se non frequentemente, vengono tenuti dentro, senza essere esplicitati.

La gestazione è della madre, ma anche del padre; la madre partorisce il figlio nelle doglie, ma il padre non è da meno.

La futura mamma e il futuro papà stanno per avere un figlio, l'una sta prendendo contatto con ciò che le sta capitando, l'altro è assalito da sentimenti vari che, per non influire sul tenore psichico della moglie, tiene per se e non manifesta, anche perché lo stereotipo culturale vuole così.
Sarebbe molto più opportuno che manifestasse le sue titubanze e desse prova di partecipare emotivamente a ciò che a loro due sta succedendo: la realizzazione del loro amore: il figlio.
Lo scambio dei propri sentimenti, che porta alla comunicazione e all'intesa, non può nuocere al rapporto.
Con la delicatezza che comporta l'evento è necessario trovare il modo e lo spazio per affidarsi reciprocamente le proprie istanze positive, ma anche le tensioni che si sviluppano nel corso degli avvenimenti.
Solo cosi l'uno e l'altra si sentono compartecipi dell'evento che si evolve, ciò li porterà ad una paternità e maternità più consapevole.
La comunicazione "uno a uno" sfocerà facilmente in un rapporto "uno a due", concretizzando la maggiore estensione della famiglia.

fonte: consultorio-famiglia-giovani.it
articolo di Domenico Correra S.J.



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