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Home Page > GENITORI > Articolo Inserito il  11/08/2012

Diventare padre: i 9 mesi che cambiano la vita  
Paternità Oggi - Diventare padre: i 9 mesi che cambiano la vita

Diventare genitore è un passo importante che comporta molti cambiamenti sia nel futuro papà che nella futura mamma. La gravidanza dura 9 mesi e questo consente di rendersi conto di quanto sta per accadere. Sicuramente la futura mamma sente di più questo evento per il semplice fatto di sentirlo crescere dentro di se; ma anche il papà, il padre oggi, è molto coinvolto in ogni momento che porterà alla nascita. (ndr)

Durante l’attesa anche l’uomo vive una tempesta di sensazioni nuove e intense. Le emozioni maschili legate alla nascita spesso non sono riconosciute e valorizzate, prima di tutto dall’uomo, che tende a negarle e non è abituato a esprimerle. E poi dalla società stessa, che colloca la sfera dei sentimenti molto spesso fuori dall’area di interesse maschile. In realtà, accogliere le proprie emozioni e condividerle con la compagna è un passo importante per comprendersi meglio all’interno della coppia.
Il vissuto emotivo di uomini e donne in gravidanza è molto differente. Nei nove mesi la futura madre ha un rapporto viscerale ed esclusivo con il bambino che sta crescendo dentro di lei. L’attaccamento è favorito e più immediato, rispetto a quello del futuro padre che quindi, soprattutto nel primo periodo della gravidanza, può apparire più “freddo” rispetto alla compagna. Confrontarsi è l’unico modo per prevenire incomprensioni e/o delusioni e per andare incontro alle esigenze e alle aspettative del partner.

Questo vale anche sul piano della sessualità. Può capitare che l’uomo si senta un po’ inibito dalla maternità della partner e allora la sua esitazione potrebbe essere mal interpretata da lei, che ha il timore di non piacergli più. O, al contrario, l’intensa attrazione che lui prova per la compagna in attesa può non essere ricambiata come desidererebbe. Il dialogo e il confronto saranno l’unica chiave d’intesa.

Va detto inoltre che ogni uomo può sperimentare dubbi e timori di fronte a un evento così importante come la nascita di un figlio. Ci si chiede come sarà la vita ‘dopo’, come cambierà la relazione con la compagna, si ripensa al figlio che si è stati e ci si interroga sul padre che si diventerà. Partecipare a un corso di accompagnamento alla nascita è una bella opportunità per incontrare altri futuri padri, scoprire che certi interrogativi sono comuni e, così, sentirsi più consapevoli delle proprie sensazioni.

Informati e partecipi
Per essere al fianco della donna in attesa e vivere pienamente l’esperienza dell’arrivo di un figlio l’uomo deve essere informato circa le dinamiche della gravidanza, dei possibili disagi fisici – nausea, stanchezza, mal di schiena, e così via – e del particolare stato emotivo della compagna. Tutto quello che la futura mamma sa, deve saperlo anche il futuro papà: come si riconosce l’inizio del travaglio, come regolarsi se si rompono le acque, come gestire eventuali emergenze.
Anche in questo può essere d’aiuto la partecipazione al corso di accompagnamento alla nascita.

L’altro suggerimento valido per tutti i futuri padri è di partecipare il più possibile ai momenti importanti della gravidanza (per esempio, i controlli ecografici). Il futuro padre deve essere consapevole del fatto che, dove lui lascerà uno spazio vuoto, ci sarà qualcun altro (suocera, parente, amica) che lo occuperà. In questo modo, però, si apre la porta a una serie di interferenze esterne che poi non è facile arginare! Meglio abituarsi già in gravidanza per allenarsi a svolgere il ruolo genitoriale e a vivere in coppia tutto ciò che riguarda il proprio bambino.

In sala parto sì o no?
Superati i primissimi mesi dell’attesa, il parto diventa uno dei pensieri principali per i futuri genitori. Del resto, l’esperienza della nascita rappresenta una tappa fondamentale nella vita della coppia; ma è necessario viverla insieme?
Storicamente l’uomo è sempre stato escluso dall’evento. Negli ultimi decenni la situazione è cambiata e l’uomo e la donna possono condividere le emozioni della nascita. Attenzione, però: la presenza del padre deve essere il frutto di una scelta e non di un’imposizione. L’uomo non dovrà sentirsi obbligato a essere al fianco della donna perché oggi si usa così, e viceversa la donna non dovrà sentirsi obbligata ad avere accanto il partner se sente che sarebbe più a suo agio con un’altra figura vicino.

E se i desideri dei futuri genitori non corrispondono? Se la donna volesse il compagno in sala parto e lui preferisse aspettare fuori? In questo caso avrà luogo la prima importante mediazione della coppia genitoriale: l’importante è che ogni scelta sia frutto di un confronto aperto e sereno e che il dialogo tra partner non venga mai meno.

In arrivo il congedo obbligatorio?
Anche in Italia gli uomini che diventano padri potrebbero presto godere di un permesso speciale dal lavoro in occasione della nascita del loro bambino. L’annuncio di un congedo di paternità obbligatorio è stato di fatto ricorrente negli ultimi anni e forse potrebbe nei prossimi mesi diventare realtà. Si tratta di un provvedimento che avvicinerebbe il nostro paese ad altre nazioni europee, in cui questa possibilità è già prevista da tempo. È il caso della Svezia, dove i padri hanno diritto a trenta giorni di congedo retribuito, della Francia, che ne garantisce undici, e dell’Inghilterra, che ne prevede tre. Attualmente, in Italia, gli uomini che sfruttano l’opportunità del congedo facoltativo sono davvero pochi: meno del 4% dei neopapà. Una situazione destinata a cambiare se il disegno di legge venisse approvato. Per i lavoratori dipendenti l’onere sarà a carico delle aziende, mentre per quelli autonomi spetterà al sistema previdenziale. 

fonte: http://www.dolceattesa.rcs.it



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