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Home Page > PRIMI ANNI > Articolo Inserito il  07/01/2013

Capricci, dai due anni del bambino, sembrano crescere ogni giorno di pi¨  
PaternitÓ Oggi - Capricci, dai due anni del bambino, sembrano crescere ogni giorno di pi¨

Quasi tutti i genitori conoscono e vivono con i loro bambini la cosiddetta “Età dei No”. E’ proprio verso i due anni che iniziano le crisi di opposizione e con esse i “No” decisi che il bambino grida con tutto il corpo, dalla testa, al collo, alle spalle, piangendo e battendo i piedini per terra. Ma è anche l’età in cui il bambino inizia a dire “Io”, quindi a riconoscere se stesso, a percepire il senso della propria unità corporea, a sentirsi dotato di un suo pensiero e di una sua volontà. E’ una fase molto importante dello sviluppo, il bambino può muoversi bene ed andare verso nuove esplorazioni, si allontana e si avvicina rispetto alla figura di riferimento, sperimenta gli albori delle sue piccole aree di autonomia.
 
Limiti e regole
Il bambino capisce che il “No” diventa, per lui, un arma magica e potentissima che può produrre un effetto nell’ambiente. Diventa uno strumento con il quale il bambino sfida l’adulto e lo fa per sperimentarsi, per capire fin dove può spingersi. In realtà sta cercando un contenimento che solo l’adulto può fornirgli con un chiaro sistema di limiti e di regole. I limiti danno al bambino il senso del confine territoriale entro cui gli è consentito muoversi, in termini fisici ed emotivi. I limiti sono necessari e devono essere dati dagli adulti. Insieme alle regole il bambino acquisirà pian piano i concetti di “cosa può fare” e “cosa non può fare”.
Almeno fino ai quattro, cinque anni i bambini sono tutti un po’ maldestri e può mancare il senso del pericolo. La sua curiosità dovrebbe essere protetta ma non repressa. E’ possibile utilizzare alcuni accorgimenti, come ad esempio assicurarsi che la casa sia “a portata di bambino”, con gli oggetti più fragili o pericolosi in alto in modo che non possa prenderli, oppure mettere su una parete della carta in modo che possa colorare su questa e non imbrattare il muro. E’ fondamentale non reprimerlo, ma stabilire delle regole.
 
Alcune “classiche situazioni”
Spesso alcuni genitori raccontano come il capriccio scoppi all’improvviso senza un motivo apparente e persino in luoghi meno opportuni, come il supermercato per esempio, mettendo il genitore in imbarazzo. Un’ altra situazione tipica avviene quando il bambino non vuole restituire un giocattolo e si impunta dicendo “è mio!”. In quest’ultimo caso il bambino sente minacciata la sua idea di possesso. Nella sua fantasia quell’oggetto rappresenta parte di sé, qualunque esso sia. In questi casi un intervento deciso e fermo è utile, perché sarebbe molto improbabile riuscire a convincerlo a restituire l’oggetto. Appena il conflitto cessa e torna la calma, si può provare a spiegare la differenza tra “mio” e “tuo”. Ad esempio dicendo: “se qualcuno ti portasse via il tuo orsacchiotto gridando “è mio” glielo lasceresti?”. Probabilmente al bambino di due - tre anni  sfugge ancora il senso logico di questa affermazione ma non certamente quello emotivo.
E’ difficile che i capricci di un bambino siano del tutto immotivati. Per capire che cosa lo può spingere ad opporsi, bisogna “allenarsi” ad un ascolto attento che porti a mettersi nei suoi panni e leggere fra le righe. I capricci molto noiosi, i continui lamenti che sfiniscono talvolta l’adulto, potrebbero essere  l’unico modo, in quel momento, per avere maggiore attenzione dai genitori. Questo può accadere alla nascita di un fratellino, momento delicato in cui il bambino si sente trascurato e messo da parte.
 
Le reazioni dei genitori
- Il rimprovero: nel momento in cui il bambino attiva reazioni eccessive, può essere utile il rimprovero, purché non sia nocivo. Deve cioè limitarsi al fatto in sé, alla trasgressione, tralasciando ulteriori osservazioni sulla personalità del bambino, e senza ferire la sua dignità. Andare in collera non è una colpa, una reazione di rabbia è talvolta salutare se equilibrata (i bambini questo lo imparano) e se viene tradotta in termini emotivi adeguati: “ la mia pazienza ha un limite oltre al quale la mamma prova rabbia per questa cosa che tu fai “….
- Le punizioni: con la punizione fisica, come gli sculaccioni, certamente si ottiene ciò che si desidera dal bambino, oltre a permettere al genitore di scaricare la sua tensione. Questo tipo di apprendimento è però nocivo per il bambino in quanto è un modo per umiliarlo e cercare di imporre un gioco di potere altamente diseducativo. Le punizioni sono invece importanti, quando si cerca di fare valere il proprio "No" in modo fermo, convinti della propria decisione. E’ la comunicazione che passa ad essere importante e deve esser utile al bambino per imparare. Quando il bambino è ancora piccolo, lo si può lasciare in castigo in camera sua a sbollire la sua “stizza”, anticipando comunque una spiegazione. A quattro anni invece il bambino comincia a comprendere il significato della punizione e sa che ad una causa corrisponde un effetto.

Gli errori dei genitori
- Incoerenza: castigo e consolazione:  uno degli errori più diffusi nei genitori è l’incoerenza nelle sue diverse forme. Per educare un bambino, i genitori devono essere loro stessi i primi a non infrangere i patti e le regole che hanno stabilito. C’è chi un giorno è indulgente e un altro no: così il bambino non capisce perché lo stesso comportamento un giorno va bene e l’altro no, oppure perché un giorno passa inosservato ed un altro viene castigato. Le decisioni prese dai genitori devono essere chiare: entrambi concordi sul da farsi, così da evitare confusione e disorientamento nel bambino. Accade molto più spesso di quanto si possa immaginare che il bambino venga rimproverato e messo in castigo per un motivo giusto e “grave” da un genitore o da entrambi, e che poi dopo un breve, brevissimo  tempo, lo si vada a consolare e coccolare. Se ciò accade sempre, diventando una modalità abituale, genera confusione e diseducazione. Ma che cosa accade in questo caso? Può insorgere nel genitore il “senso di colpa” per ciò che è accaduto e per aver sgridato il bambino. Il senso di colpa muove nel genitore un conseguente comportamento riparativo che porta al consolare, coccolare il bambino. Questo è altamente incoerente e sbagliato. Il limite, la regola, il divieto rappresentano inevitabilmente delle frustrazioni, sia in chi li dà, sia in chi li riceve: se il genitore non riesce a gestire tali frustrazioni come potrà essere di esempio per il bambino? Inoltre un rimprovero subito rimangiato genera confusione e tali comportamenti genitoriali potrebbero diventare un “al lupo al lupo!” a cui il bambino non crederà più.Quando però un genitore si accorge di essersi comportato in modo non solo incoerente ma anche ingiusto, punendo il bambino per una cosa da nulla, è importante che sappia riconoscerlo subito: ”Mi dispiace: ho sbagliato. Oggi sono molto stanco e ho perso la pazienza…”. E’ bene che il bambino sappia che anche ai genitori può capitare di sbagliare.
- Lasciar correre: non dire nulla, far finta di niente o giustificare tutto non va bene. I genitori che non si arrabbiano mai, lanciano al bambino un messaggio di indifferenza e disinteresse.
- La minaccia: “se lo rifai ancora una volta…”, a volte la minaccia si trasforma nella vera e propria esigenza di fare ciò che è proibito. Si tratta di una vera e propria sfida all’autostima e all’autonomia del bambino. Alcune si presentano sotto forma di minacce-ricompense che poi il genitore non riesce a mantenere: “se farai i compiti, ti porterò al parco….” E poi ci si dimentica, suscitando nel bambino aspettative disilluse.

Bibliografia:
F. Doltò, I problemi dei bambini, Mondadori, 1991
Asha Phillips, I no che aiutano a crescere, Feltrinelli 2002


fonte: pediatriapratica
articolo di Dott.ssa SILVIA TONELLI Psicologa, Rimini

 



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