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Home Page > ADOLESCENTI > Articolo Inserito il  01/10/2011

Adolescenti: equiparazione tra bullismo e mobbing  
PaternitÓ Oggi - Adolescenti: equiparazione tra bullismo e mobbing

 "Il bullismo è un argomento che, negli ultimi anni, stà diventando quasi la normalità. Si sente parlare di bulli che prendono in giro i compagni di classe, che li picchiano e li riprendono dal cellulare. Ma si sta facendo qualche cosa per cercare di capire il perchè un ragazzo diventa bullo? E si cerca di capire che tipo di futuro potrebbe avere un ragazzo che in età giovanile è stato un bullo? Intendiamo specificare che il bullismo è diffuso sia negli ragazzi che nelle ragazze. (laRedazione)"

 
Le due nozioni sono semanticamente differenti ma a livello pratico danno vita ad atti simili, con la principale differenza nell’età d’espressione.
 
Psicologicamente parlando bullismo e mobbing hanno delle analogie (ma giuridicamente non è così).
 
Le fondamenta di questo consistono in due fattori:
• Il bullismo considera, rispetto al mobbing, generi di azioni differenti
• Il bullismo non subisce riferimenti legislativi o restrizioni particolari da parte di enti locali o corporazioni (ex. i sindacati per il lavoratore)
 
Wikipedia definisce il mobbing (leggi anche questo articolo sul sito psychomer.it  “IL BULLISMO PUO’ ESSERE TRAMANDATO DAI GENITORI?!”)
Il mobbing è, nell’accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro individuo, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell’insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza.-
 
Più in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge ad un suo membro.
 
Il mobbing si esercita da adulti e in età evolutiva ( cioè “bullismo” ) ed è caratterizzato da diversi comportamenti di  tipo aggressivo, che spesso costituiscono reato. Il mobbing, come detto, viene manifestato in diversi ambienti (lavoro, famiglia, scuola).
 
Recentemente è stato indagato il mobbing a scuola.  Esso  è una forma di “vessazione di branco” che spesso si confonde con il bullismo;  una sorta di bullismo di gruppo organizzato ai danni di un compagno di classe. Vi è anche  una forma particolare di mobbing detto “dall’alto”, ossia praticato da un insegnante a danno di uno o più allievi, attraverso espressioni sistematicamente denigratorie e/o provvedimenti disciplinari persecutori e valutazioni o giudizi ingiustificatamente negativi.
 
Questo è un fenomeno in aumento, come riportato ormai troppo spesso dai media.
 
Percorrendo la storia del ragazzo bullo, si vede che, da adulto rischia maggiormente di fare abuso di alcol e sostanze stupefacenti, come tentativo di automedicazione per non saper affrontare le relazioni con gli altri. Ancora più allarmante è che tra i “bulli” più giovani – ovvero quelli che frequentano le scuole elementari – aumenta il rischio di commettere reati entro i vent’anni.
 
Forse, per chiarire l’ipotesi iniziale (ossia che chi fa mobbing prima è stato un bullo) è più facile fare un quadro psicologico del bullo. Questi soggetti riscontrano piacere dal dominio e dall’esercizio dell’autorità, ostilità verso il mondo esterno derivante dai fattori educativi, valutazione positiva della violenza, del tornaconto personale derivante dall’esibizione di aggressività (fama e prestigio) e dai vantaggi materiali derivanti dallo sfruttamento delle vittime (soldi, sigarette, compiti).
 
Tali modi di pensare e di conseguenza di comportarsi, secondo Fonagy e Target (2001), sembrano avere un ruolo importante nella determinazione di una personalità patologica come quella borderline e vengono mantenuti anche in età adulta. Dal suo canto, se considerato in un continuum, il bullismo può anche essere visto come un aspetto di un più generale comportamento antisociale che si caratterizza per la mancanza di rispetto delle regole. Ciò può manifestarsi con una elevata probabilità in età adulta attraverso comportamenti antisociali e devianti.
 
Questo si può rivedere nel comportamento del mobber?? Rispecchia la sua personalità??
 
Field elenca 4 tipologie di disturbi associabili:
DISTURBO DI PERSONALITA’ ANTISOCIALE: mancata accettazione delle norme sociali, disonestà, impulsività, mancanza di empatia per gli altri, irresponsabilità, mancanza di rimorso. Spesso il disturbo antisociale è la conseguenza di un disturbo della condotta iniziato prima dei quindici anni.
PERSONALITA’ PARANOICA: sospetto infondato che gli altri vogliano procurare danni o sfruttare, riluttanza a confidarsi, diffidenza verso la lealtà delle persone vicine, travisamento della realtà, mancanza di perdono per dubbie offese ricevute.
DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’: sentimento di superiorità rispetto agli altri, desiderio costante di ammirazione, scarsa empatia, fantasie sconfinate di successo, esagerazione delle proprie qualità.
DISTURBO BORDERLINE: relazioni instabili, sensazione di vuoto, senso di abbandono, incapacità di controllare la collera, comportamenti autolesionisti, mutamenti ricorrenti di umore, spese impulsive di denaro, comportamenti rischiosi.
E’ necessario sottolineare che, allo stato attuale delle conoscenze, si tratta solo di ipotesi.
 
Come si nota, molti aspetti della personalità del bullo si eguagliano (e a volte crescono) nella personalità del mobber.
 
fonte:  psychomer.it     http://www.psychomer.it/chi-fa-mobbing-prima-era-un-bullo/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Psychomer+%28PsycHomer%29
autore: Concetta Antelmi
Tags associati all'articolo Tags:  adolescentieducazionebullismo 


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