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Home Page > SCUOLA > Articolo Inserito il  05/03/2010

12 marzo: sciopero generale sulla "riforma" della scuola  
PaternitÓ Oggi - 12 marzo: sciopero generale sulla

"N.d.R. Venerdi 12 marzo ci sarà uno sciopero generale per la scuola. Insegnanti, studenti e genitori sono chiamati a difendere il ruolo della scuola nella società. Ho raccolto qualche articolo che tratta più approfonditamente questo tema e le dinamiche dello sciopero. Allego anche la locandina"



Venerdì 12 marzo ci sarà lo sciopero dei genitori. Ci si troverà in largo Cairoli alle 9.30, con i propri figli che quel giorno salteranno la scuola, e si protesterà con in mano un rotolo di carta igienica. Sembra un simbolo bizzarro? E invece no, perchè quello, insieme a fazzoletti di carta, sapone, scottex, fogli di carta e altra cancelleria, fa parte di tutto quel materiale che la scuola pubblica non fornisce, e che viene "volontariamente" portato dai bambini.

>E' possibile che in una scuola manchi la carta? E' possibile che si debbano portare i materiali primari da casa? Io dico che è paradossale, assurdo, soprattutto pensando che quest'anno tante scuole primarie statali non hanno ricevuto neanche un euro dal Ministero, e che sono 230 milioni in meno quelli che la finanziaria 2010 mette a disposizione e 140 quelli in più per le scuole private. Dopo i tagli alle ore, alle materie, alle compresenze e ai docenti, cosa rimarrà? Dovremo per forza affidarci alla buona volontà e allo spirito di sacrificio degli insegnanti? Ma anche loro, prima o poi, esauriranno l'entusiasmo e la passione per il loro lavoro, se continuerà ad essere denigrato, sottovalutato, deriso e umiliato in questo modo.

E allora...avanti con lo sciopero, facciamoci sentire tutti!


(fonte: lumle.myblog.it)

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Roma, sala delle carte geografiche (nel centro della città): alle pareti, l’intero globo disegnato e colorato, sul palco e in platea il mondo della scuola. Confuso e arrabbiato, ma non rassegnato. Professori, studenti, genitori, presidi, rappresentanti dei partiti delle opposizioni: tutti chiamati dalla Flc Cgil per una grande assemblea della scuola secondaria superiore, in vista dello sciopero generale proclamato per il 12 marzo della Cgil, e con l’obiettivo di mettere in campo iniziative decise per contrastare la capillare azione del governo, volta a smantellare l’istruzione pubblica.

Azione che ha avuto la sua ultima scintilla nell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del riordino (non chiamatela mai riforma) dei regolamenti delle scuole superiori. Un riordino classista, che perpetua la distinzione tra saperi tecnici e professionali (per i più) e umanistici per la futura classe dirigente; che taglia le attività laboratoriali e riduce il tempo scuola in ogni indirizzo (in media 4 o 5 ore settimanali), cancellando in molti percorsi discipline importanti come calcolo, elettronica, diritto ed economia; che svuota di senso, di fatto eliminandolo, l’obbligo scolastico elevato nel 2001 a 16 anni; che mortifica le migliori sperimentazioni avviate in tutti questi anni e obbliga – vecchio pallino della Moratti – i ragazzi a scegliere già il proprio percorso di studi a 13 anni e mezzo, con quella canalizzazione precoce resa irrimediabile dalla mancanza di un biennio unitario.

Si potrebbe continuare a lungo. Un posto in questo cahier de doléances lo “merita” il trattamento riservato agli insegnanti: i tagli orari si traducono, infatti, da un lato, in un allontanamento sempre più in là nel tempo dei processi di stabilizzazione e nella difficoltà, anche, di continuare a insegnare da precari; e, dall’altro, nell’immiserimento professionale dei docenti di ruolo, spesso costretti a cambiare assai frequentemente istituto, con ricadute pesanti anche sulla programmazione didattica. Le voci della scuola, si diceva. Una per tutti: Danilo Prosdocimi è insegnante tecnico-pratico presso l’istituto tecnico di Mirano (Venezia).

Lavora a scuola in laboratorio da 28 anni e la sua professionalità è stata certificata da Microsoft e dalla Cisco, con oltre 20 esami in inglese. Tutti i giorni si trova a operare nel disastro attuale: siccome – ha raccontato alla platea – le ore di laboratorio non bastano, spesso torna con i ragazzi a scuola il pomeriggio. Tutto gratis, naturalmente. Ebbene, nonostante questa necessità di attività tecnico-pratiche, Prosdocimi ha scoperto che la sua è una graduatoria a esaurimento: “E a 52 anni – ha scherzato – non voglio neanche sapere che cosa questo significhi”.

A un intervento di tale portata – epocale sì, ma solo in un senso tutto negativo – la risposta non può che essere proporzionata. Per contrastare la destrutturazione dell’istruzione pubblica la riuscita dello sciopero generale proclamato dalla Cgil il 12 marzo sarà essenziale, ma poi occorrerà proseguire. Bisognerà continuare a sensibilizzare e mobilitare scuole, insegnanti, genitori. “Da questa assemblea – dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – parte oggi forte un messaggio: bisogna animare una grande discussione, una iniziativa forte che non possono essere delegate a nessuno. Bisogna che ogni lavoratore della scuola, ogni docente, ogni Ata, ogni dirigente ne sia protagonista attivo. La partita non è chiusa né persa”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil: “Occorre resistere, ma dobbiamo anche mettere insieme una proposta, un progetto alternativo. E qui potrebbe scattare un riflesso condizionato della sinistra, ‘il virgolismo’. Dobbiamo sapere che non ce lo possiamo permettere. Le alleanze sono un obiettivo ambizioso che dobbiamo realizzare: entro l'estate vanno convocati gli stati generali della conoscenza, non dai partiti e neppure dai sindacati, ma da un più ampio arco di soggetti”.

Lo sciopero del 12 si avvicina. Ma poi, come si legge nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’assemblea, verrà organizzata una settimana di presidio permanente sotto la sede del Miur, con staffetta fra le strutture regionali della Flc insieme alle associazioni professionali e a quelle di genitori e studenti che vorranno partecipare. Insomma: tutti insieme per il futuro della scuola.

Roma, sala delle carte geografiche (nel centro della città): alle pareti, l’intero globo disegnato e colorato, sul palco e in platea il mondo della scuola. Confuso e arrabbiato, ma non rassegnato. Professori, studenti, genitori, presidi, rappresentanti dei partiti delle opposizioni: tutti chiamati dalla Flc Cgil per una grande assemblea della scuola secondaria superiore, in vista dello sciopero generale proclamato per il 12 marzo della Cgil, e con l’obiettivo di mettere in campo iniziative decise per contrastare la capillare azione del governo, volta a smantellare l’istruzione pubblica.

Azione che ha avuto la sua ultima scintilla nell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del riordino (non chiamatela mai riforma) dei regolamenti delle scuole superiori. Un riordino classista, che perpetua la distinzione tra saperi tecnici e professionali (per i più) e umanistici per la futura classe dirigente; che taglia le attività laboratoriali e riduce il tempo scuola in ogni indirizzo (in media 4 o 5 ore settimanali), cancellando in molti percorsi discipline importanti come calcolo, elettronica, diritto ed economia; che svuota di senso, di fatto eliminandolo, l’obbligo scolastico elevato nel 2001 a 16 anni; che mortifica le migliori sperimentazioni avviate in tutti questi anni e obbliga – vecchio pallino della Moratti – i ragazzi a scegliere già il proprio percorso di studi a 13 anni e mezzo, con quella canalizzazione precoce resa irrimediabile dalla mancanza di un biennio unitario.

Si potrebbe continuare a lungo. Un posto in questo cahier de doléances lo “merita” il trattamento riservato agli insegnanti: i tagli orari si traducono, infatti, da un lato, in un allontanamento sempre più in là nel tempo dei processi di stabilizzazione e nella difficoltà, anche, di continuare a insegnare da precari; e, dall’altro, nell’immiserimento professionale dei docenti di ruolo, spesso costretti a cambiare assai frequentemente istituto, con ricadute pesanti anche sulla programmazione didattica. Le voci della scuola, si diceva. Una per tutti: Danilo Prosdocimi è insegnante tecnico-pratico presso l’istituto tecnico di Mirano (Venezia).

Lavora a scuola in laboratorio da 28 anni e la sua professionalità è stata certificata da Microsoft e dalla Cisco, con oltre 20 esami in inglese. Tutti i giorni si trova a operare nel disastro attuale: siccome – ha raccontato alla platea – le ore di laboratorio non bastano, spesso torna con i ragazzi a scuola il pomeriggio. Tutto gratis, naturalmente. Ebbene, nonostante questa necessità di attività tecnico-pratiche, Prosdocimi ha scoperto che la sua è una graduatoria a esaurimento: “E a 52 anni – ha scherzato – non voglio neanche sapere che cosa questo significhi”.

A un intervento di tale portata – epocale sì, ma solo in un senso tutto negativo – la risposta non può che essere proporzionata. Per contrastare la destrutturazione dell’istruzione pubblica la riuscita dello sciopero generale proclamato dalla Cgil il 12 marzo sarà essenziale, ma poi occorrerà proseguire. Bisognerà continuare a sensibilizzare e mobilitare scuole, insegnanti, genitori. “Da questa assemblea – dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – parte oggi forte un messaggio: bisogna animare una grande discussione, una iniziativa forte che non possono essere delegate a nessuno. Bisogna che ogni lavoratore della scuola, ogni docente, ogni Ata, ogni dirigente ne sia protagonista attivo. La partita non è chiusa né persa”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil: “Occorre resistere, ma dobbiamo anche mettere insieme una proposta, un progetto alternativo. E qui potrebbe scattare un riflesso condizionato della sinistra, ‘il virgolismo’. Dobbiamo sapere che non ce lo possiamo permettere. Le alleanze sono un obiettivo ambizioso che dobbiamo realizzare: entro l'estate vanno convocati gli stati generali della conoscenza, non dai partiti e neppure dai sindacati, ma da un più ampio arco di soggetti”.

Lo sciopero del 12 si avvicina. Ma poi, come si legge nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’assemblea, verrà organizzata una settimana di presidio permanente sotto la sede del Miur, con staffetta fra le strutture regionali della Flc insieme alle associazioni professionali e a quelle di genitori e studenti che vorranno partecipare. Insomma: tutti insieme per il futuro della scuola.Roma, sala delle carte geografiche (nel centro della città): alle pareti, l’intero globo disegnato e colorato, sul palco e in platea il mondo della scuola. Confuso e arrabbiato, ma non rassegnato. Professori, studenti, genitori, presidi, rappresentanti dei partiti delle opposizioni: tutti chiamati dalla Flc Cgil per una grande assemblea della scuola secondaria superiore, in vista dello sciopero generale proclamato per il 12 marzo della Cgil, e con l’obiettivo di mettere in campo iniziative decise per contrastare la capillare azione del governo, volta a smantellare l’istruzione pubblica.

Azione che ha avuto la sua ultima scintilla nell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del riordino (non chiamatela mai riforma) dei regolamenti delle scuole superiori. Un riordino classista, che perpetua la distinzione tra saperi tecnici e professionali (per i più) e umanistici per la futura classe dirigente; che taglia le attività laboratoriali e riduce il tempo scuola in ogni indirizzo (in media 4 o 5 ore settimanali), cancellando in molti percorsi discipline importanti come calcolo, elettronica, diritto ed economia; che svuota di senso, di fatto eliminandolo, l’obbligo scolastico elevato nel 2001 a 16 anni; che mortifica le migliori sperimentazioni avviate in tutti questi anni e obbliga – vecchio pallino della Moratti – i ragazzi a scegliere già il proprio percorso di studi a 13 anni e mezzo, con quella canalizzazione precoce resa irrimediabile dalla mancanza di un biennio unitario.

Si potrebbe continuare a lungo. Un posto in questo cahier de doléances lo “merita” il trattamento riservato agli insegnanti: i tagli orari si traducono, infatti, da un lato, in un allontanamento sempre più in là nel tempo dei processi di stabilizzazione e nella difficoltà, anche, di continuare a insegnare da precari; e, dall’altro, nell’immiserimento professionale dei docenti di ruolo, spesso costretti a cambiare assai frequentemente istituto, con ricadute pesanti anche sulla programmazione didattica. Le voci della scuola, si diceva. Una per tutti: Danilo Prosdocimi è insegnante tecnico-pratico presso l’istituto tecnico di Mirano (Venezia).

Lavora a scuola in laboratorio da 28 anni e la sua professionalità è stata certificata da Microsoft e dalla Cisco, con oltre 20 esami in inglese. Tutti i giorni si trova a operare nel disastro attuale: siccome – ha raccontato alla platea – le ore di laboratorio non bastano, spesso torna con i ragazzi a scuola il pomeriggio. Tutto gratis, naturalmente. Ebbene, nonostante questa necessità di attività tecnico-pratiche, Prosdocimi ha scoperto che la sua è una graduatoria a esaurimento: “E a 52 anni – ha scherzato – non voglio neanche sapere che cosa questo significhi”.

A un intervento di tale portata – epocale sì, ma solo in un senso tutto negativo – la risposta non può che essere proporzionata. Per contrastare la destrutturazione dell’istruzione pubblica la riuscita dello sciopero generale proclamato dalla Cgil il 12 marzo sarà essenziale, ma poi occorrerà proseguire. Bisognerà continuare a sensibilizzare e mobilitare scuole, insegnanti, genitori. “Da questa assemblea – dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – parte oggi forte un messaggio: bisogna animare una grande discussione, una iniziativa forte che non possono essere delegate a nessuno. Bisogna che ogni lavoratore della scuola, ogni docente, ogni Ata, ogni dirigente ne sia protagonista attivo. La partita non è chiusa né persa”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil: “Occorre resistere, ma dobbiamo anche mettere insieme una proposta, un progetto alternativo. E qui potrebbe scattare un riflesso condizionato della sinistra, ‘il virgolismo’. Dobbiamo sapere che non ce lo possiamo permettere. Le alleanze sono un obiettivo ambizioso che dobbiamo realizzare: entro l'estate vanno convocati gli stati generali della conoscenza, non dai partiti e neppure dai sindacati, ma da un più ampio arco di soggetti”.

Lo sciopero del 12 si avvicina. Ma poi, come si legge nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’assemblea, verrà organizzata una settimana di presidio permanente sotto la sede del Miur, con staffetta fra le strutture regionali della Flc insieme alle associazioni professionali e a quelle di genitori e studenti che vorranno partecipare. Insomma: tutti insieme per il futuro della scuola

(fonte: rassegna.it articolo di Stefano Iucci)

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Le ragioni dello sciopero ci coinvolgono direttamente, sono tante e tutte ugualmente importanti. Prima fra tutte una riforma del fisco che restituisca a lavoratori dipendenti e pensionati una quota del reddito che viene costantemente eroso, in modo crescente e iniquo, dalla progressività delle imposte: la FLC si batte per stipulare contratti di lavoro adeguati alla difesa e crescita del potere d'acquisto delle retribuzioni, ma questo impegno rischia di essere poi vanificato da un prelievo fiscale sempre crescente.

Accanto a una forte politica contrattuale è perciò necessario ristabilire una tassazione equa e sostenibile.

Un secondo buon motivo ci interessa direttamente, perché riguarda l'intero sistema formativo e di ricerca italiano. I settori della conoscenza tutti sono al centro di un attacco violento da parte del Governo, che taglia l'occupazione, riduce l'offerta formativa e di ricerca, mortifica e marginalizza il ruolo e la funzione delle istituzioni, e, attraverso i tagli al finanziamento, le mette in condizioni di non poter gestire persino l'ordinaria amministrazione.

Non è solo in gioco la condizione professionale e retributiva di tutti coloro che operano nei nostri settori, ma la stessa sopravvivenza di un sistema pubblico della conoscenza.

Dalla scuola, all'università, all'AFAM, alla ricerca, alla formazione professionale, il nostro Paese rischia di non avere più un settore pubblico dell'istruzione al servizio di tutti i cittadini.

Abbiamo una sfida di fronte, quella di coniugare la difesa delle condizioni di lavoro e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, con una azione generale che riproponga la necessità strategica per il Paese di tornare a investire sulla conoscenza.

È per queste ragioni che la FLC chiede a tutti i lavoratori dei settori della conoscenza di aderire allo sciopero generale del 12 marzo.<

(fonte: flcgil.it)

 



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