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Sentenza Tribunale di Rovigo, il papÓ evita il carcere se versa gli arretrati del mantenimento
Pubblicato il: 19/11/2010  Nella Sezione: Leggi e norme

Se sei riconosciuto colpevole del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare puoi evitare il carcere solo pagando gli arretrati dell’assegno di mantenimento. Questo il principio espresso da una recente sentenza del tribunale di Rovigo che ha deciso appunto su un caso di mancato regolare versamento di assegno di mantenimento da parte di un padre divorziato a favore del figlio.

Il Giudice del tribunale polesano – con una sentenza innovativa nel suo genere – ha infatti stabilito che il padre poteva avvantaggiarsi della sospensione condizionale della pena, prevista per il reato di cui è stato riconosciuto colpevole e, quindi, evitare il carcere, solo pagando gli arretrati del mantenimento del figlio.

Nello specifico dunque il Giudice, nel pronunciare la condanna del padre a otto mesi di carcere, ha accolto la richiesta dei difensori di quest’ultimo di vincolare l’eventuale sospensione condizionale della pena prevista al pagamento degli arretrati. Pagamento che deve avvenire entro il prossimo 30 dicembre, pena l’apertura definitiva delle porte del carcere per l’ex marito e padre inadempiente.

Nel nostro ordinamento condanne per violazione degli obblighi di assistenza familiare si fanno sempre più frequenti, sia con riferimento a fatti di reato accertati nell’ambito della famiglia, sia a seguito di una separazione o divorzio. La particolare attenzione riservata a tale fattispecie di reato da parte dell’autorità giudiziaria si spiega in relazione alla sempre maggiore importanza che assume il mantenimento dei soggetti più deboli della famiglia, come una moglie senza reddito e i figli.

Un’attenzione che si fa più forte in una fase socio-economica quella attuale che può condurre, molto più facilmente di un tempo, persone private della protezione che deriva dall’appartenenza ad nucleo familiare stabile ad uno stato di disagio economico se non addirittura di indigenza.

Angela Trombini
angela.trombini@libero.it

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