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Diventare padri a 50 anni e oltre č un rischio, ma per il nascituro
Pubblicato il: 12/09/2010  Nella Sezione: Salute

Diventare padri a 50 anni e oltre è un rischio, ma per il nascituro. A confermare un sospetto già diffuso nella comunità scientifica è uno studio pubblicato dallo European Journal of Epidemiology, nel quale un gruppo di epidemiologi attivi presso la danese Università di Aarhus e la Scuola di sanità pubblica dell’Ucla di Los Angeles, ha esaminato le condizioni di salute fino ai 18 anni di età dei primogeniti di 102.879 coppie danesi, nati tra il 1980 e il 1996. Sulla base degli 831 bambini morti entro i 18 anni, dei quali ben 601 non hanno superato il primo anno di vita, i ricercatori hanno calcolato la possibile variazione del rischio di morte per il primogenito correlandolo all’età del padre, naturalmente dopo aver escluso gli altri fattori che potevano aver giocato un ruolo nei decessi, come l’età della madre o il livello di istruzione e di reddito dei genitori. Per ottenere un dato attendibile, essi hanno inoltre escluso bambini prematuri e con malformazioni congenite, prendendo in considerazione solo quelli che alla nascita pesavano almeno 2,5 kg. E’ stato così scoperto che il tasso di mortalità dei primogeniti nati da un padre di età compresa tra i 25 e i 29 anni è dello 0,68 per cento, che arriva all’1,2 per cento, cioè tende a raddoppiare, quando il padre supera i 45-50 anni. Lo studio sta destando un certo allarme in Europa, ed è stato criticato anche dal Servizio Sanitario Nazionale britannico, che in particolare contesta ai ricercatori di essere giunti alle loro conclusioni senza aver tenuto in considerazione il fattore costituito dalle condizioni di salute della madre, che potrebbero influenzare il rischio di morte del bambino specialmente nel primo anno di vita.

Discutiamo i potenziali rischi di una paternità over 50 con il Prof. Alessandro Natali, direttore del Servizio di Andrologia Urologica presso la Clinica Urologica I^ Università di Firenze

Professor Natali, ci sono limiti per diventare padri?
Sicuramente l’orologio biologico dell’uomo è diverso da quella della donna. Mentre quest’ultima deve fare i conti con la menopausa, la spermatogenesi è un processo che nell’uomo esiste dalla pubertà alla morte, perciò non deve sorprendere più di tanto il caso di padri che lo diventano anche a 75 o 80 anni.
Tuttavia la paternità dai 50 anni in poi potrebbe essere un attentato alla salute del figlio.
Da quell’età in poi diminuisce la capacità fecondante dello sperma, ma sulla base delle nostre conoscenze vorrei essere più rassicurante dei risultati dello studio, escludendo che possa essere quantificato in termini precisi il rischio di morte per il nascituro che si ritrova un padre over 50, perché vi entrano in gioco tante variabili.

Per esempio?
Le condizioni di salute e l’età della madre hanno certamente un peso, per le eventuali patologie concomitanti in gravidanza, così come quelle socio-economiche della coppia. Non bisogna inoltre dimenticare che le uova che la donna produce dopo i 35 anni sono quelle più vecchie e geneticamente meno brillanti, che se fecondate incrementano di conseguenza il rischio genetico per il figlio.

Per quale motivo una paternità in età non troppo giovanile è comunque un rischio in più per la salute del nascituro, e non solo di morte, al di là del potenziale contributo negativo della madre?
Il Dna presente negli spermatozoi fornisce l’impronta genetica, e le sue strutture proteiche corrono il rischio di una trasmissione frammentata che aumenta in modo direttamente proporzionale all’età del padre. La trasmissione non corretta di questa impronta genetica significa un prodotto del concepimento meno vitale, più esposto anche a malformazioni congenite.

In base alla sua esperienza clinica, come inquadrare la figura dei neopapà brizzolati?
E’ una tendenza presente anche in Italia, che in parte è speculare a quella che spesso vede costrette le donne a rimandare la maternità per ragioni di studio e lavorative, ma a volte rientra nel fenomeno dei cosiddetti “padri di ritorno”.

Di chi si tratta?
Di uomini che si sono sposati tra i 30 e i 35 anni, ma sono andati incontro a un matrimonio infelice concluso da una separazione dopo magari dieci anni, e quindi si ritrovano su piazza tra i 45 ed i 50 anni, nel periodo della piena affermazione professionale, in cui avvertono un desiderio di paternità che in precedenza poteva essere rimasto in ombra.

Prof. Alessandro Natali
Resp. Servizio di Andrologia Urologica
Clinica Urologica 1
Università degli Studi di Firenze

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