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Famiglia: come la famiglia patriarcale ha sostenuto la nostra societÓ
Pubblicato il: 05/05/2010  Nella Sezione: Genitori

"Questo articolo, scritto con semplicità e chiarezza da alcuni ragazzi delle medie, ritrae la famiglia patriarcale. E' interessante  vedere e leggere come dei ragazzi possano vedere la figura paterna, partendo da una visione antica di quasi un secolo"

Nei primi anni del secolo XX  la famiglia era un’unità allargata, estesa, che comprendeva i discendenti di una stessa linea familiare, ma poteva altresì far convivere al suo interno diversi nuclei familiari. Le famiglie contadine di allora erano decisamente numerose, non c’era certo il problema che affligge oggi il nostro Paese e cioè un incremento demografico vicino allo zero. Era normale per quei tempi che le famiglie fossero composte da trenta o quaranta persone, perché i poderi avevano un’estensione tale che occorrevano molte braccia per lavorarli. É anche per questo motivo che i figli venivano considerati una vera ricchezza. A volte una sola famiglia non era sufficiente a coprire il fabbisogno del podere, per cui si rendeva indispensabile unirne più di una e farle lavorare sullo stesso podere. 

Osservando la foto, che rappresenta una famiglia di media grandezza, è evidente comunque la numerosità degli elementi che la compongono. Potremmo  paragonarla a quattro famiglie attuali. Nella famiglia rurale, inserita in un sistema economico di tipo artigianale - contadino, prevalevano schemi di autorità patriarcale o matriarcale. Il governo degli affari familiari era affidato ai più anziani.

Questo tipo di struttura si ritrova anche nelle campagne cortonesi. Ciascuna famiglia era guidata, in genere, in un clima di armonia e collaborazione, dal “capoccia” e dalla  “massaia”... Al “capoccia” spettava tutta la direzione dei lavori, i contatti con il fattore e il maneggio dei pochi soldi. I due, proprio perché i più anziani, venivano considerati dagli altri dotati di saggezza e degni di rispetto. Difficilmente i loro ordini venivano disattesi anche perché le decisioni venivano prese di comune accordo, discutendone, se le cose erano importanti, durante i pasti. La famiglia contadina o colonica si distingueva perché fondata su uno stato di fatto: l’affetto dei suoi componenti. Nella famiglia patriarcale oltre al capoccia e la massaia esisteva una terza figura che assolveva a  compiti ben definiti: il “bifolco”.

Gli altri componenti, a loro volta, avevano incarichi specifici in relazione alle loro capacità o alle loro inclinazioni personali. Al bifolco era affidata la cura del bestiame, perché fra tutti era quello che dimostrava più amore, capacità e destrezza con gli animali. Spesso quando gli animali si ammalavano, in base alla sua esperienza e competenza,provvedeva da solo a medicarli, sostituendo con bravura, l’assenza del veterinario. Quando svolgeva il suo lavoro nelle stalle indossava la cosiddetta “pannuccia”, un lungo grembiule allacciato in vita. Doveva accudire le bestie sia al rientro che alla partenza verso i campi; dava loro erba o  fieno secondo le stagioni.

Teneva pulito il loro giaciglio sostituendo la paglia sporca e bagnata con altra asciutta. Provvedeva con una “carretta” a trasportare il letame in una buca appositamente predisposta affinché insieme ad altri rifiuti organici, questo si trasformasse poi in ottimo concime. Il bifolco teneva pulita la stalla anche per permettere all’interno della stessa, durante le lunghe sere d’inverno lo svolgersi delle veglie. La famiglia patriarcale era completamente autosufficiente, cioè doveva provvedere da sola a procurarsi cibo, vestiti, scarpe, attrezzi, ecc. perché inserita in un sistema economico di tipo artigianale - contadino. “In una società contadina la famiglia estesa tende ad essere un’unità prevalentemente autarchica nel senso che i bisogni fondamentali di sussistenza vengono soddisfatti all’interno della famiglia e l’interscambio con l’esterno viene ridotto ad entità trascurabile e in genere non si estende oltre i confini della comunità di villaggio.” Con l’avvento della società industriale la famiglia si trasforma da “unità produttiva” a “unità di consumo”, da “ estesa” a “coniugale”.

Nel nuovo tipo di società, il lavoro si colloca fuori dall’ambito familiare, la produzione avviene nelle fabbriche con retribuzione salariale per gli operai e per gli altri lavoratori; ciò che serve per il mantenimento di una famiglia viene acquistato direttamente sul mercato. Cambia anche la struttura dell’autorità familiare, questa viene divisa secondo le competenze tra i due coniugi che possono però esercitarla anche in modo comune. Nella società odierna dove la famiglia è mononucleare, si registra la scomparsa di altre funzioni tipiche di quella patriarcale. “Sono state domandate allo stato e quindi all’amministrazione pubblica gli interventi in materia di calamità naturali, assistenza medico - ospedaliera, educativo - scolastico, avviamento al lavoro, assistenza agli indigenti, ai vecchi e ai bambini. La famiglia odierna non è come quella di una volta un centro di attività produttiva, ma un rifugio, dove placare le tensioni accumulate giorno dopo giorno al lavoro o comunque all’esterno". Ha però mantenuto una funzione propria anche del vecchio modello: favorire al suo interno l’acquisizione di conoscenze, norme, atteggiamenti, valori che sono indispensabili per poter vivere all’interno di qualsiasi società.

fonte: berrettini-pancrazi.com
Testo redatto classe 3°D scuola media Fratta a.s. 1998/1999-Progetto dalle Storie alla Storia.