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Adolescenza: uso di sostanze stupefacenti nell'intimitÓ di casa, davanti al PC
Pubblicato il: 20/04/2010  Nella Sezione: Crescita

Il primo spinello? A undici anni. La prima sbornia? Non ne hanno compiuti quattordici. Stupefacenti e alcol al posto di pane e nutella. Normalità per molti ragazzini che a guardare l’anno di nascita dobbiamo definire bambini, anche se sono alti alti e portano le scarpe numero 40. Accade a Milano, nella città più cocainizzata d’Europa: 145mila consumatori tra abituali e occasionali; una tonnellata di polvere bianca sequestrata in un anno; 10mila dosi quotidiane, 15mila nel fine settimana.

Il dato, per molti sconcertante, per gli addetti ai lavori una triste realtà, è stato al centro di un convegno tenutosi il 15 aprile 2010, organizzato in occasione della presentazione di una ricerca nazionale dalla Provincia di Milano, allo spazio Guicciardini. Titolo della ricerca: «Giovani, uso di sostanze, precarietà e genere».

L’approccio alle sostanze stupefacenti, infatti, dallo studio effettuato su un campione di 509 giovanissimi, avviene tra gli 11 e i 13 anni. La sostanza utilizzata nel novanta per cento dei casi è la cannabis. Ma gli spinelli da soli non bastano. E crescendo è l’alcol l’ingrediente del cocktail. «Non escono più di casa per cercare lo sballo—ha sintetizzato nel suo intervento l’assessore alle Politiche giovanili, Cristina Stancari, che ha promosso la giornata di studio —. La piazza è quella virtuale, della propria stanza, con Facebook, le chat. Si beve e ci si droga in un luogo protetto». E la prima «canna» te la offre l’amico, come fosse una normale sigaretta. Nel gruppo selezionato per l’indagine — sono stati contattati e intervistati fuori dai luoghi di divertimento e d’incontro, discoteche, bar — sono inclusi ragazzini di Milano, Roma, Firenze, Napoli e Genova. Non sono deviati o emarginati, non vivono in condizioni di disagio e di emarginazione, sono in tutto e per tutto bambini e bambine «normali». «Ci sembrava opportuno indagare sul fenomeno droghe, su uso e abuso, ma questa ricerca rispetto alle precedenti analizza il fenomeno non sotto il profilo della quantità ma della qualità dell’abuso ». I ragazzini intervistati hanno raccontato con semplicità di essere consumatori abituali. «Drogarsi è per loro la normalità— continua l’assessore Stancari —. Dobbiamo interrogarci, farà un’alleanza con le scuole, le associazioni genitori, le Asl. Diventare promotori di un nuovo progetto educativo, che includa lo sport, la musica».

L’indagine fotografa uno spicchio del mondo degli adolescenti. «Dire che a undici anni si drogano non vuol dire che tutti gli undicenni si drogano» conclude l’assessore. Ma alza il velo su una nuova normalità. Non servono divieti né cure. «Serve un progetto di prevenzione che non divida in categorie, in bravi e cattivi, i ragazzi. Ma li promuova tutti verso altre prospettive che non si riducano allo spinello per merenda e a un beverone a base di vodka al posto del latte prima di dormire.

fonte: corriere.it
articolo di Paola d'Amico