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La mia č una generazione "sandwich", tra vecchi genitori e figli bamboccioni
Pubblicato il: 16/10/2011  Nella Sezione: Genitori

Recentemente il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è dichiarato preoccupato per la “sandwich generation”, un fenomeno sociale molto diffuso anche in Italia. Si tratta di una conseguenza del cambiamento profondo che sta investendo il tessuto familiare e in generale tutto il contesto sociale ed economico del paese: le generazioni sandwich sono le generazioni di mezzo, ovvero quelle famiglie che contestualmente devono dividersi tra la cura dei genitori anziani e il sostentamento dei figli non ancora autosufficienti, sentendosi immancabilmente oppresse e schiacchiate sotto il peso di due generazioni. Ma al tempo stesso costituiscono il perno della nostra società che ruota attorno a temi quali la disoccupazione, la precarietà, la crescita zero e i “bamboccioni”.

Figli, genitori, nonni, sono ruoli che il passaggio generazionale immancabilmente riveste, ma gestire nello stesso momento le responsabilità che ciascuno comporta può risultare opprimente specie se si prende in considerazione il periodo attuale di profonda crisi, che mette alla prova anche le famiglie più unite.

In quest’ottica i ruoli ricoperti dai nonni e dalle donne diventano fondamentali perché “la donna si occupa sia del lavoro extrafamiliare che di quello intrafamiliare – spiega Giovanna D’amico, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Finanziarie della facoltà di Economia dell’Università di Palermo - mentre i nonni con la loro pensione contribuiscono al bilancio familiare. I componenti della famiglia italiana a tre strati cercano di aiutarsi a vicenda, mettendo alla base del loro rapporto l’amore la speranza di un futuro migliore, in modo da superare senza conflitti il disagio socio-economico”.

Poche famiglie riuniscono sotto lo stesso tetto tre generazioni, ma in uno scenario in cui si vorrebbero obbligare i figli ad uscire di casa a 18 anni, i genitori con prole a carico sono sempre più numerosi. Molto spesso restare a casa con mamma e papà rappresenta una scelta obbligata ma in alcuni casi si tratta solo di comodità. Nel nostro paese, dice Antonio La Spina, professore ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Palermo “è convinzione diffusa che per andarsene sia necessario un lavoro a tempo indeterminato, mentre in altri paesi si va via anche se non si ha  il “posto”, al massimo a venticinque anni”.

Questo comportamento diffuso trascina con sé ulteriori problemi, come la difficoltà di creare una famiglia, una natalità bassissima, genitori sempre più adulti.

Ma il problema di fondo rimane sempre quello economico perché “se la famiglia “principale” ha un livello di reddito elevato (diciamo di gran lunga superiore a 30.000 euro annui netti, che è la media ottenuta secondo l’indagine EU-SILC dell’ISTAT del 2007) – sottolinea Miranda Cuffaro, Professore ordinario presso il Dipartimento di Contabilità Nazionale ed Analisi dei processi sociali della facoltà di Economia dell’Università di Palermo - può far fronte al mantenimento di figli e anziani, viceversa soccombe. E nel 2008 a soccombere di famiglie ce ne sono state parecchie, soprattutto al Sud: secondo la stessa indagine nel 2008 le famiglie che non riescono a far fronte a spese impreviste di 750 euro mensili sono rispettivamente il 25% al Nord, il 30% al Centro e ben il 44% al Sud”.

fonte: italiainformazioni.com
articolo di Azzurra Sichera