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Mamma e papÓ: Arriva il secondo figlio, come comportarsi con il primogenito?
Pubblicato il: 24/05/2011  Nella Sezione: Genitori

"N.d.R. Per ora sono quasi del tutto circondato da famiglie con figli unici. Mi sta capitando però di notare che, nelle poche famiglie che conosco con due figli, la gelosia del primogenito rispetto al secondogenito inizia a manifestarsi marcatamente intorno al primo anno di età del fratello minore. E stranamente i figli maggiori (in genere hanno tra i 3 e i 5 anni) attuano gli stessi meccanismi, sopratutto di notte; non vogliono dormire da soli (nella camera ci sta anche il fratellino/sorellina) e si rifuggiano nel lettone. Cosa avete notato voi? mi piacerebbe condividere qualche informazione con voi"

Le reazioni del primogenito alla nascita di un fratellino o di una sorellina. Tra entusiasmo, gelosie e regressioni. I consigli della dottoressa Roberta Stefanetti, esperta di psicologia infantile a Parigi

L'arrivo di un secondo figlio crea spesso una reazione iniziale di euforia nel primogenito. Dopo la nascita, il primo figlio si accorge presto che lo spazio e le premure che prima mamma e papà rivolgevano soltanto a lui, da un certo momento dovranno essere condivise con un altro bambino. E non a caso la domanda classica di amici e parenti della coppia dopo una seconda nascita è: «Come l'ha presa il fratello o la sorella più grande?». Quali suggerimenti si possono quindi dare ai genitori per affrontare questa fase delicata nel migliore dei modi?

Roberta Stefanetti è psicologa esperta di psicologia infantile e lavora da qualche anno a Parigi: «Ci sono almeno tre dati da tenere presenti - spiega la dottoressa - che determinano le reazioni alla nascita di un fratellino o una sorellina: l'età del primogenito, cioè il momento di sviluppo psico-bio-fisiologico che il bimbo sta vivendo, e quindi la differenza di età tra i due bimbi; il sesso di entrambi i bambini; le ragioni che hanno portato la coppia genitoriale ed in particolare la madre ad avere un secondo figlio.

L'esperienza mi insegna che quando una madre risponde con onestà verso se stessa, sentendo il bisogno che l'ha portata ad una nuova gravidanza, alla domanda "perché un figlio?", "cosa provo verso questa creatura che porto in grembo?" questa madre saprà meglio comprendere e fronteggiare le reazioni del primogenito. Non dobbiamo dimenticare che il primogenito percepisce che la sua realtà quotidiana si sta modificando fin dal momento del concepimento del secondogenito, e non solo dal giorno della nascita.

Infatti, la gestazione comporta inevitabilmente una modifica dell'investimento affettivo e quindi della qualità della presenza della madre, che naturalmente deve già essere disponibile psicocorporalmente per il bimbo che ha in grembo. Il primogenito avverte fin da lì che non è più il solo per la sua mamma e per il suo papà. Per esempio, una coccola che il papà fa alla mamma incinta, per il bimbo è già una coccola che il papà fa al bimbo che deve nascere».

Dottoressa Stefanetti, come preparare un figlio ad avere un fratello o una sorella?
Per prima cosa, gli si spiega che la famiglia cambierà; lo si mette al corrente della gravidanza così come dell'assenza della mamma nei giorni del parto. Poi lo si rassicura con parole ma soprattutto con fatti che i suoi bisogni, i suoi ritmi, il suo territorio, i suoi oggetti saranno rispettati e, se l'età lo permette (a partire dai 16-18 mesi), gli si fa capire che, al pari degli altri membri della famiglia, ha il diritto di partecipare all'arrivo del nuovo bimbo.

Siccome il bimbo comunque avverte che qualcosa sta cambiando, è indispensabile attenersi a una completa onestà nei suoi confronti. Un figlio non ha di colpo un fratello o una sorella: è una relazione che si costruirà col tempo, ma all'inizio è una nuova presenza, di fronte alla quale il primogenito proverà sentimenti contrastanti e mostrerà atteggiamenti di gelosia, rivalità, possesso, amore.

Come rispondere ai capricci o alle reazioni di gelosia del secondogenito rispetto all'"intruso"?
Si tratta di reazioni comuni e normali, che non andrebbero soffocate . Bisogna tenere presente che per il primogenito è un momento difficile, di dolore spesso intenso, marcato da un sentimento di ingiustizia, e il bisogno di essere confortato è altissimo.

Egli potrà anche regredire rispetto alle acquisizioni fatte durante sua crescita, per esempio facendosi di nuovo la pipì o la cacca addosso, per ristabilire l'antico equilibrio, riavere quelle cure di prima e in definitiva riprendere il posto del nuovo arrivato perché era stato il suo, cioè tornare a essere una parte della mamma. Accade anche che il primogenito attraversi fasi di vera depressione, profonda tristezza, e un forte senso di abbandono misto a rabbia.

Una cosa utile è mostrare al primogenito delle fotografie di quando era bebé e dei momenti successivi della sua crescita e commentarli insieme, indicando nelle immagini le sue conquiste, spesso fatte per amore dei genitori, e sottolineando l'importanza che hanno, per dargli l'attenzione che si aspetta per via degli sforzi che ha compiuto per arrivare a come è oggi, cioè farlo sentire amato per come è ora. Ora più che mai vanno riconosciuti e rispettati i bisogni, i ritmi, le abitudini, gli spazi e gli oggetti.

A volte mamma e papà non se ne accorgono, ma tendono ad accordare il ritmo del primogenito a quello del nuovo arrivato, facilitando la regressione. Bisognerebbe invece continuare a riconoscerlo per quello che è, per l'età che ha, così come cercare di lasciargli il suo territorio. Per esempio, quando ci sono problemi con il sonno, bisogna sempre vedere come è stato modificato il suo spazio.

Spesso da parte del bambino più grande, si verificano anche manifestazioni di paura. Che fare?
Le paure possono essere diverse e dipendono dall'età del bambino. Quelle più strettamente legate all'arrivo del secondogenito sono di essere abbandonati, del buio (che non è paura del buio, ma al buio, dal momento che al buio non si può più vedere nessuno e quindi ci si sente soli), di cosa sarà di lui ora che è arrivato il nuovo bimbo.

Anche qui, le paure non dovrebbero essere prese per un capriccio e soffocate oppure derise, ma nemmeno enfatizzate. Di fronte alla paura, l'unica soluzione è rassicurarlo ulteriormente lasciandogli il tempo di adattarsi all'arrivo del fratello o della sorella, che per lui, non dimentichiamolo, è l'inizio di una nuova vita. Il sonno è spesso alterato, e alcuni incubi lo svegliano; è bene allora farseli raccontare: «Raccontamelo, così vedrai che sparisce». Il genitore dovrebbe essere in grado di spiegarglielo in un modo semplice, ricordandosi che i sogni esprimono pur sempre un vissuto critico e un desiderio ad esso legato: «Hai visto questo mostro che ti portava via? Non ti preoccupare che nessuno ti porta via da noi, e se tu vuoi che il tuo fratellino sparisca, è normale. Ci siete tutti e due, e mamma e papà vi amano entrambi».

I figli più grandi sono spesso protettivi e generosi nei confronti dei fratelli minori, ma a volte prevale anche un senso di possesso su giocattoli e oggetti che ora dovranno essere condivisi o che - pur non essendo più utilizzati e utilizzabili - passeranno al secondogenito (seggioloni, sdraiette, lettini). Come reagire ai suoi rifiuti?
Gli oggetti del bambino gli appartengono giacché durante lo sviluppo un oggetto è anche una parte di se stessi. Darlo al secondogenito è un po' come rinunciare a una parte di sé e al mondo di prima che egli non vuole abbandonare. Questo è il motivo per cui, ad esempio, a tre anni si può rifiutare di cedere la culla di cui in realtà non sa più che farsene. In questo caso, un genitore potrebbe spiegargli con semplicità il significato del suo attaccamento anacronistico e ricordagli che ci sono nuovi oggetti molto più interessanti poiché più adatti alla sua età e stimolare il bambino ad andare avanti piuttosto che tornare indietro.

Fino a che punto è normale una fase di regressione (bimbi che tornano a mettersi le dita in bocca, che tornano a farsi pipì addosso, che rifiutano di rispettare regole di base già acquisite e fare cose che prima facevano senza problemi come mangiare o dormire, che vorrebbero tornare ad essere allattati)?
È normale finché si tratta di episodi, ma se questi durano nel tempo e diventano la quotidianità, significa che il bambino esprime un vero disagio. Dobbiamo considerare che in questi casi la nascita del secondogenito non è mai la causa diretta del disagio, ma è l'occasione perché un disagio preesistente venga alla luce. Se per esempio rifiuta persistentemente di mangiare in maniera autonoma come faceva, e vuole tornare ad essere allattato, si tratta probabilmente di una problematica di dipendenza dalla madre - mancanza della madre, cioè una problematica legata alla separazione.

Quali sono i comportamenti dei quali non ci si deve preoccupare e quali invece sono il segnale che qualcosa non va?
È una questione di quantità e non di qualità. Tutti i comportamenti di cui abbiamo parlato non sono preoccupanti se sono episodici e poco intensi. Se invece persistono nel tempo e aumentano di intensità, avremo una chiusura corporea, che da semplici disturbi intestinali porterà alla stitichezza cronica, o una chiusura relazionale, che da una timidezza passeggera potrà portare a un rifiuto dello scambio con i coetanei, a una perdita del linguaggio acquisito o a un mutismo; oppure un autolesionismo (aggressività contro se stessi) o un'aggressività contro gli altri, e così via. In ogni caso, direi che passare da figlio unico a fratello è un'occasione per rendersi conto che non si è i soli, ma unici.

fonte: donna.libero.it
articolo di Daniele Passanante