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News: il tribunale di Bergamo decide che a 32 anni si possa ancora dipendere dai soldi di papÓ
Pubblicato il: 17/01/2010  Nella Sezione: News

"N.d.R. Ormai non sono più un figlio che abita con i genitori, ma sicuramente sono uscito tardi dalla casa di origine. Mi fa strano però pensare che ci siano ancora molti miei coetanei che dipendono totalmente dal denaro della famiglia. Capisco che magari si possa uscire un "ciccinino" fuori corso, ma almeno un lavoretto saltuario per comprarsi le gomme, o la ricarica o la benzina, a 32 anni lo si debba trovare! Che ne pensate voi?"
Era da otto anni fuori corsoalla facoltà di Filosofia: il padre così due anni fa aveva deciso di non passarle più l'assegno di mantenimento stabilito dal giudice nella sentenza di divorzio dalla madre. La donna ormai 32enne ha deciso di rivolgersi al tribunale per chiedere il versamento dell'assegno mensile e si è vista dare ragione.


L'artigiano dovrà continuare a pagare gli alimenti alla figlia. La sentenza è del tribunale di Bergamo, città nella quale l'uomo risiede, corte alla quale la donna si era rivolta per far sì che il padre continuasse a pagare l'assegno di mantenimento di 350 euro al mese. L'uomo si era separato quando la ragazza aveva vent'anni - spiega il quotidiano Trentino - e il tribunale di Trento aveva assegnato la casa alla madre e alla figlia. Aveva inoltre stabilito un assegno mensile di 700.000 lire fino a quando la figlia non fosse divenuta autosufficiente. Nel frattempo l'artigiano si è trasferito a Bergamo dove si è rifatto una vita e una famiglia. Negli anni ha sempre continuato a mantenere l'impegno verso la figlia, pagando anche quando la sua piccola azienda ha attraversato momenti di difficoltà.


Quando la figlia ha compiuto 29 anni e da sei anni era fuori corso, ha deciso di interrompere il pagamento dell'assegno. Per tre anni la figlia non ha sollevato obiezioni. Poi si è rivolta al padre chiedendo nuovamente la corresponsione dell'assegno. Quando il padre ha sollevato qualche obiezione sull'andamento degli studi universitari, la donna non ha esitato a rivolgersi al tribunale di Bergamo. Il giudice lombardo ha disposto che il padre continui a pagare. Oltre a riprendere il pagamento di 350 euro mensili l'artigiano ha dovuto corrispondere anche gli arretrati per 12.000 euro. La speranza è che ora la figlia concluda gli studi universitari.


Calderoli: schiaffo al buon senso. «Tutta la mia solidarietà e il mio sostegno vanno a quel padre condannato dal Tribunale di Bergamo a mantenere la figlia 32enne, affinchè ricorra in appello, anche nell'interesse della figlia stessa, perchè cessi di appartenere alla categoria dei cosiddetti "bamboccioni", come li definì a suo tempo l'ex ministro Padoa Schioppa». Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord commenta la sentenza. «Le sentenze - aggiunge - vanno rispettate ma questa a mio giudizio rappresenta un errore clamoroso, che non trova fondamento nè nel diritto nè nella giurisprudenza, visto che in ossequio alla sentenza la ormai 'ex' ragazza 32enne dovrebbe essere mantenuta potenzialmente fino a novant'anni e magari anche a "babbo morto". Il povero genitore ricorra tranquillo in Appello e in quella sede, o in Cassazione, troverà l'applicazione non soltanto del diritto ma anche del buon senso».


fonte: ilmessaggero.it del 16 gennaio 2010