www.paternitaoggi.it

Home Page : Articolo : Stampa

Anche i neopapÓ possono avere la depressione post "partum"
Pubblicato il: 14/04/2010  Nella Sezione: PaternitÓ

Da molti anni si conducono ricerche sui disturbi depressivi dei neopapà. Dopo la nascita del figlio un padre si sente oppresso e accusa sintomi come la perdita di appetito e insonnia. tra le cause: lo stress provocato dalle nuove condizioni famigliari
La nascita di un figlio è un evento gioioso ma è allo stesso tempo un cambiamento ad alto impatto psicofisico per tutta la famiglia, a maggior ragione visto che la depressione post parto materna è un disturbo che si declina anche al maschile, colpendo i neopapà. La definizione di questa forma maschile del disturbo è frutto di una ricerca britannica pubblicata nel dicembre del 2005 sulla prestigiosa rivista medica The Lancet. Dallo studio, condotto su un numero molto elevato di neopapà a 8 settimane dalla nascita del bambino, è risultato che il 4% dei padri ne soffre. I sintomi, come nel caso della depressione post-parto femminile sono ansia e senso di colpevolezza immotivati, paura, panico, senso di inadeguatezza e inefficacia rispetto agli eventi, insonnia, crisi di pianto e pensieri autodistruttivi. Che esistesse una grande vulnerabilità anche nei padri rispetto al cambiamento che si verifica con la nascita di un figlio era stato già dimostrato da una ricerca condotta sempre in Inghilterra nel 1965 da due psichiatri dell´Università di Birmingham, Trethowan e Conlon, sul comportamento del futuro padre durante l´attesa del figlio. La ricerca realizzata su un campione di 327 mariti, dimostrava come un futuro padre su 9, circa l´11% del campione, manifestasse sintomi particolari quali perdita di appetito, mal di denti e nausea. Proprio i più classici disturbi che sopravvengono nella donna durante la gravidanza. I due studiosi definirono il disturbo sindrome della couvade e la interpretarono come una forma di somatizzazione dei disturbi dei quali soffrivano le mogli in attesa, che si verificava a causa della situazione d´ansia che i futuri papà sperimentavano rispetto al grande cambiamento in atto. I problemi erano quelli che i limiti della mancanza del legame fisico tra il padre e il bambino e quelli di distacco affettivo impliciti nel ruolo sociale di padre imponevano alla piena espressione delle paure e delle angosce per l´imminente paternità. Attraverso la somatizzazione il futuro papà oltre a esprimere questo vissuto stressante rivendicava allo stesso tempo una partecipazione più attiva all´evento che si prospettava. «Fin´ora conoscevamo il fenomeno attraverso la psichiatria transculturale - ci spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell´Ospedale Fatebenefratelli - la "sindrome della covata" era stata interpretata dal punto di vista della cultura proprio perché il padre non poteva mostrarsi con delle vulnerabilità».

In effetti prima ancora che l´espressione venisse utilizzata dai ricercatori inglesi, la couvade indicava una serie di rituali che nelle società tribali riassorbivano in maniera indolore i possibili disagi legati al passaggio di stato verso la paternità. Estremamente vari e spesso molto diversi tra loro, questi rituali potevano prevedere che il futuro padre seguisse la stessa dieta e le stesse prescrizioni di cautela, come l´evitare di sollevare pesi, previste per la donna incinta. In altri casi, dopo il travaglio e la nascita del bambino, il padre si metteva a riposo e si asteneva da ogni attività, ricevendo quelle cure e quelle visite del gruppo che durante la gravidanza erano state destinate alla madre. In altre culture ancora, alla comparsa dei primi dolori del travaglio da parte della compagna, il futuro padre iniziava a imitare i movimenti del parto. Attraverso l´imitazione della maternità ognuno di questi riti a suo modo attribuiva un riconoscimento sociale e materiale analogo alla condizione di paternità. Lo studio sulla depressione post parto paterna pubblicato su The Lancet ha permesso di valutare nel nostro contesto socio-culturale il disagio a cui quei riti in contesti diversi rispondevano, rilevandone allo stesso tempo i possibili effetti sullo sviluppo dei figli.

In Italia lo stesso studio è stato recentemente replicato dal professore Mencacci e dalla sua equipe milanese dell´Ospedale Fatebenefratelli. «Il campione inglese era molto elevato - ci spiega Mencacci - con la mia equipe di Milano abbiamo replicato lo studio in piccolo. Il nostro campione era costituito da 120 neopapà italiani con un´età di circa 35 anni, un lavoro stabile e un livello di istruzione medio-alta. I risultati, ottenuti sulla base di scale di valutazione specifiche come la Scala di Edimburgo utilizzata anche per la valutazione del post-parto nelle donne, sono in linea con quelli inglesi: il 5% dei neopapà del nostro campione ha mostrato una forma di depressione a fronte del 10% della percentuale di donne che soffre dello stesso disturbo, con una differenza nella durata dei sintomi che nei padri è di circa un anno, un po´ meno che nelle madri».

Anche sul fronte delle cause scatenanti, le differenze di genere ci sono. Nella donna infatti la depressione post parto ha degli interessi ormonali e biologici notevoli. Nell´uomo la lettura del fenomeno dal punto di vista biologico è quella di una reazione all´attivarsi di situazioni di stress da parte di soggetti che in passato hanno già sofferto di episodi di ansia o che hanno una familiarità con il disturbo depressivo. «Oggi le nostre conoscenze in merito al fenomeno dello stress ci permettono di affermare che è sotto la pressione del cambiamento di richieste, così come del senso di esclusione dal rapporto privilegiato madre-figlio, del cambiamento fisico della compagna, delle implicazioni in termini di sessualità e di rapporto di coppia modificato che i padri cedono. Il disturbo si manifesta allora con perdita di interesse e di senso, incapacità di dare qualsiasi contributo, anche con sintomi somatici come stanchezza, mal di schiena e disturbi del sonno».

Anche sul fronte delle ripercussioni del disturbo paterno sulla neofamiglia ci sono delle differenze con la depressione post parto materna. Se infatti il disagio crea in entrambi i casi delle incomprensioni tra i partner che possono portare alla rottura della coppia e a ripercussioni sui figli di entrambi i sessi, è solo la depressione post parto maschile che causa disturbi comportamentali nell´età dell´adolescenza dei soli figli maschi. «Durante il primo periodo dell´adolescenza - spiega Mencacci - in ragazzi con padri che hanno sofferto di depressione post parto si verificano disturbi della condotta. Questi ragazzi sono più impulsivi, sono iperattivi e hanno maggiori difficoltà a concentrarsi. Per le figlie femmine invece esiste una protezione di genere che stiamo studiando a livello neuronale, in particolare in relazione all´effetto dei neuroni specchio o all´attivazione della corteccia prefrontale ma anche in questo caso non siamo ancora in grado di spiegarci fino in fondo le ragioni dell´attivazione di questo tipo di protezione nelle neonate femmine». Una differenza ulteriore è costituita dal fatto che difficilmente l´esito della depressione paterna potrà essere il neonaticidio come invece può accadere nella depressione post parto femminile. In entrambi i casi però rimane l´importanza di prestare la giusta attenzione ai due poli della genitorialità, al diventare padre così come al diventare madre e a tutti i diversi cambiamenti legati al passaggio da coppia a famiglia. E questo è possibile in primo luogo con una risposta sociosanitaria efficace. A Milano, ad esempio, il professore Mencacci con la sua equipe psichiatrica del centro ambulatoriale Centro Studi Prevenzione e Cura dei Disturbi Depressivi nella Donna, specializzato in disturbi psichiatrici comparsi durante la gravidanza, il post parto e la perimenopausa, segue le madri e i padri prima e dopo la nascita del bambino con delle terapie di gruppo nelle quali si lavora proprio sul disturbo dell´adattamento al cambiamento. «Al padre non è stato mai richiesto uno specifico adattamento alla nuova situazione di paternità», precisa. «Non sarà necessario risalire alla tradizione spartana in cui i figli restavano con la madre e non vedevano il padre fino all´età di sette anni per avere degli esempi di padri esclusi dall´educazione dei figli. Fino a non molto tempo fa esisteva una dimensione della famiglia allargata che gestiva la neomadre. Tutto il periodo neonatale era assorbito da una rete sociale che non lo coinvolgeva. Ma le cose sono cambiate con l´odierna famiglia nucleare. Ora è il padre il primo supporto della neomamma»Alla ricerca e alle strutture di sostegno familiare il compito di rilevare questi cambiamenti, accompagnandoli verso lo sviluppo di una genitorialità diversa, più autentica e priva di lati oscuri.

La depressione maschile scatenata dall´arrivo di un figlio resta ancora un fenomeno poco comprensibile. Tutti si aspettano che una nascita sia per forza di cose un momento di gioia, ma non sempre è così. Nella società moderna il sesso forte diventa un remoto ricordo, e se le donne vivono grandi disagi, i maschi soffrono enormi debolezze. Molto probabilmente si tratta invece di una reazione allo stress, una difficoltà di adattamento associata a diversi fattori. Molti padri, per esempio, oggi sono assolutamente impreparati al progetto genitoriale, alla trasformazione della donna durante e dopo la gravidanza, alla fatica di ritrovare un equilibrio di coppia dopo la nascita di un bimbo e all´impossibilità materiale che tutto ritorni come prima. Lo stress insomma gioca un ruolo fondamentale in questa delicata situazione famigliare. Ma cos´è lo stress, esattamente? E perché determina tutta una serie di fattori secondari? Possiamo dire che è una reazione di adattamento dell´organismo a un generico cambiamento fisico o psichico. Come si attiva? Attraverso stimoli esterni e stimoli interni. Questo vuol dire che lo stress dovuto a una situazione esterna può essere aggravato ad esempio dal pensiero continuo su quello stesso stimolo. Le conseguenze dello stress sono: fatica, ansia, panico, insonnia, depressione a livello psichico; tachicardia, irregolarità del battito cardiaco, ipertensione a livello cardiaco; asma bronchiale, iperventilazione a livello polmonare; colon irritabile, morbo di Chron, dispepsia, sul fronte gastrointestinale; eiaculazione precoce e diminuzione del desiderio a livello uro-genitale e eccessiva sudorazione delle estremità a livello della pelle. Come si cura? Rilassamento (yoga, meditazione ecc.). Biofeedback, ovvero terapia comportamentale basata sul monitoraggio delle funzioni alterate dallo stress, ad esempio rilevazione del battito cardiaco e attuazione di strategie di modifica e normalizzazione del parametro da parte del paziente, con un premio come rinforzo positivo per ogni riuscita. Terapia farmacologica.

PROFESSOR CLAUDIO MENCACCI
Dirige il Dipartimento di Psichiatria dell´Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli- Oftalmico di Milano. È vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria e della Fondazione Idea (Istituto per la Ricerca e la Prevenzione della Depressione e dell´Ansia), primario del Centro Studi Prevenzione e Cura dei Disturbi Depressivi nella Donna

fonte: dossiermedicina.it
articolo di professore Claudio Mencacci - milano