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Parla il papÓ che ha donato un rene a suo figlio di 4 anni
Pubblicato il: 03/11/2009  Nella Sezione: PaternitÓ

2009-09-04
Tommaso «ha l’argento vivo addosso» e aspetta solo di tornare a casa per dormire nel suo letto senza tubi, drenaggi e ingombranti apparecchiature. «La macchina dei numeri non la vedrà più neanche da lontano» dice sorridendo il papà, Pier Enrico R, architetto di Alessandria che si è licenziato per sottoporsi all’espianto. Arriva all’ospedale assediato da tv e giornali. «Il mio gesto è stato naturale, dovuto. Donare un rene a mio figlio di 4 anni: che problema c’è? Mi sono detto: se è possibile, se mi dicono che si può fare davvero, lo faccio. Ho scoperto soltanto dopo di essere stato il primo in Italia». Pier Enrico è già in perfetta forma. E’ uno sportivo e ha annunciato che parteciperà tra un mese alla mezza maratona di Pisa (22 chilometri) insieme agli altri pazienti trapiantati. «Verranno con me alcuni amici di Alessandria — dice ancora ridendo — se non ce la faccio mi porteranno loro a spalla fino al traguardo». E tra un mese, a fare il tifo per lui, ci sarà anche Tommaso.
Affetto da insufficienza renale cronica fin dalla nascita e operato dall’equipe del professor Ugo Boggi — si tratta del primo trapianto in Italia di rene da adulto vivente a bambino —, oggi Tommaso è tornato a vivere. Fino a un mese fa, ogni notte per dieci ore di seguito, una macchina introduceva nel suo organismo una soluzione ricca di zuccheri per richiamare nel peritoneo le tossine dell’insufficienza renale. Un «tormento» quotidiano che al mattino, scaricati i liquidi accumulati nel sonno, permetteva all’organismo di ripartire depurato. Tommaso ha vissuto così per tre anni e mezzo poi la sua mamma, Stefania — commercialista livornese trapiantata ad Alessandria — ha fondato un gruppo su Facebook e ha incontrato Irene Vella, agguerrita 38enne che nel 2003 donò un rene al marito e anche lei — come Pier Enrico — fu costretta a lasciare il lavoro per sottoporsi alla trafila degli esami e all’intervento. Irene, l’angelo custode di Tommaso. «Due donne e due mamme che hanno unito le forze — racconta Pier Enrico — e tutto grazie a facebook. E’ stata mia moglie ad avere l’idea del gruppo in rete, per il quale io mi sono occupato più che altro dei rapporti con l’estero. E’ così che ho conosciuto un po’ di tempo fa una famiglia di Phoenix in Arizona con una storia simile alla nostra. Il padre, un omone di 130 chili, aveva donato il rene al figlio di un anno e mezzo. E’ a quel punto che ci siamo detti: ma allora si può? E alla fine, grazie all’aiuto di Irene, siamo arrivati fino a Pisa. A luglio scorso abbiamo incontrato il professor Boggi: è stato lui a darci la spinta di cui avevamo bisogno. E’ bastato un suo ‘sì’ e tutto è venuto naturale». Tommaso è stato subito «adottato» dall’equipe e curato per una bronchite asintomatica che avrebbe reso più complicata l’operazione. Poi l’intervento — il 19 agosto — con un reparto intero a vegliare su Tommaso. «Sono entrato in sala operatoria al mattino — dice Pier Enrico — e dopo due ore sono uscito. Alla sera ho saputo che il trapianto era riuscito e che Tommaso stava bene. Il giorno dopo sono andato da lui. Ero uno straccio ma la gioia provata è stata indescrivibile».
«IL LAVORO? Ci penserò più avanti. Siamo una famiglia fortunata: ci siamo potuti permettere di mollare tutto per dedicarci a nostro figlio. Non per tutti va così. E’ per questo che l’obiettivo dei prossimi mesi, sarà quello di lavorare affinchè il regolamento che manca da tempo e che equipara i diritti dei riceventi a quelli dei donatori entri in vigore. Nessuno — conclude Pier Enrico — deve essere costretto a licenziarsi per salvare il proprio figlio».

Dal blog personale:

Il suo papà, che gli ha donato un rene, ha coperto tutti e 22 i chilometri della Mezza maratona. Tommaso, 4 anni, di Alessandria, primo paziente italiano a subire un trapianto pediatrico di un organo ricevuto da donatore adulto, ha corso invece mano nella mano alla madre 500 metri simbolici, accolto all'arrivo da Ugo Boggi, il chirurgo che lo operò. È accaduto stamani a Pisa, città dove a fine agosto il bambino, che da oltre tre anni era costretto a dialisi peritoneale, è stato sottoposto all'intervento. Alla maratona per le vie del centro della città il keniota Vincent Kipchirchir si è aggiudicato la vittoria coprendo i 21,097 kilometri in un tempo di 1:04:52 distaccando di poco più di un minuto Zain Jaoudad. Nella gara femminile primo posto per Emily Chepkorire del Grottini Team davanti a Vincenza Sicari che ha tagliato il traguardo con soli 24 secondi di ritardo e autrice di una prova veramente importante (foto Fabio Muzzi) LA STORIA Lascia il lavoro per donare un rene al figlio. Tommaso è salvo

fonte: lanazione.ilsole24ore.com
articolo di Francesca Bianchi