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Mi sento papÓ pi¨ che compagnoö La scelta a sorpresa dei nuovi single
Pubblicato il: 07/12/2011  Nella Sezione: SocietÓ

 La riflessione arriva dopo il caffè del mattino in un bar di Milano. Il mio amico, uno sportivo italiano molto conosciuto in città, diventato da poco genitore, mi dice: «mi sento più papà che compagno».

Cerco di capirci qualcosa in più, faccio la curiosa.

«Il figlio lo rifarei subito, della compagna sinceramente ne farei anche a meno».
 
La coppia non è solida, almeno questo mi pare chiaro. Forse lei sarà anche la madre di suo figlio, ma non è la donna della sua vita. La cosa che però mi colpisce di più è il desiderio di paternità che si scontra con quello di singletudine. Rimango perplessa davanti a quel senso di onnipotenza che fa immaginare un figlio come un prodotto perfetto da confezionare in solitudine. Siamo sicure che temi come «banca del seme»,«inseminazione artificiale» facciano parte soprattutto del vocabolario femminile? 
E se invece fossero proprio loro, gli uomini, a desiderare un figlio (anche) senza una compagna fissa? Non è la prima volta che intercetto questo tipo di discorsi. Da qualche tempo, tra i miei amici, si parla di futuro, figli, famiglia. E in più di un’occasione, ho sentito dire: «di una compagna non ho voglia, ma di un figlio sì».
 
L’identikit è ripetitivo: professionista, tra i 35 e i 40 anni, molto impegnato nel lavoro e piuttosto disimpegnato nei sentimenti. L’idea di una compagna pare faticosa, troppo faticosa, eppure un figlio, dopo una certa età, sono in tanti a desiderarlo. Quello che prima era un progetto di coppia, ora rischia di trasformarsi in un atto solitario e slegato da un legame amoroso.
 
Forse l’idea di una mamma surrogata come quella scelta da Ricky Martin per i suoi due gemelli andrà lentamente conquistando anche i maschi eterosessuali. E magari diventerà prassi da uomini sentimentalmente evoluti la decisione di Cristiano Ronaldo, che ha intrapreso un percorso da ragazzo padre dopo una «fuitina» con la madre di suo figlio. «Non c’è nessuna donna, nessuna madre, il bambino non ha una mamma, è morta», ha dichiarato la sorella del campione Katia Aveira.
 
Per fortuna il mondo di mamme surrogate (legittimo desiderio di una coppia gay), stipendiate o «fantasma», come nel caso di Ronaldo, è ancora confinato nell’Olimpo delle celebrità, e sinceramente mi auguro che in quei confini rimanga. Ma forse qualcosa è già filtrato tra la gente comune.
«Ce lo avete insegnato voi ragazze, che per fare un bambino non è necessario avere un compagno accanto», mi fa notare, sul filo della provocazione, un amico con il quale condivido questa riflessione (avvocato in studio d’affari, 36 anni e single, insomma il prototipo perfetto del “nuovo papà”).
 
Capisco che il mio diritto di replica avrebbe il respiro corto. Mentre scelgo la via del silenzio, mi chiedo e vi chiedo: Lo abbiamo davvero insegnato noi, ai nostri amici, ai nostri fratelli, ai nostri compagni, che non serve una coppia per fare un figlio? La nostra voglia di indipendenza, autoaffermazione, parità, ha prodotto una contraddizione così forte?
 
di Michela Proietti - http://27esimaora.corriere.it