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Fecondazione: ogni anno pi¨ di 8000 coppie vanno all'estero per essere assistite
Pubblicato il: 28/01/2011  Nella Sezione: Concepimento

Sono 8.476 le coppie italiane che nel 2008 (ultimo dato disponibile) hanno fatto i bagagli per approdare in un'altra regione a caccia della cicogna. Il 23% degli aspiranti mamme e papà, ovvero quasi una coppia su quattro, ha deciso di spostarsi per ricorrere a tecniche di procreazione medicalmente assistita, scegliendo prevalentemente un centro di Pma del Nord Italia. A raccontare il fenomeno all'Adnkronos Salute è Giulia Scaravelli, responsabile scientifico del Registro nazionale della Pma del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute dell'Istituto superiore di sanità (Iss).

"C'è una grande migrazione interregionale - spiega l'esperta a margine del convegno su 'European National Registries Policies on Data Diffusion', in corso nella sede dell'Iss - soprattutto dal Meridione verso il Nord del Paese". A spingere le coppie in cerca di un figlio a lasciare la propria regione e spostarsi altrove "due fattori determinanti - sottolinea Scaravelli - Da un lato c'è la voglia di affidarsi a centri con il più alto numero di cicli, attratti come si è da poli di eccellenza presenti ad esempio in Lombardia". Dall'altro, però, c'è il solito 'gap' che fa del nostro un Paese a due velocità. "Il 65% delle coppie che decide di spostarsi - dice l'esperta - migra verso centri pubblici, realtà quasi assenti in alcune regioni come Sicilia e Lazio".Quei pochi centri pubblici presenti sul territorio hanno poi "liste d'attesa lunghissime - aggiunge Scaravelli - così in molti preferiscono andare altrove".

Finendo per gravare ancor di più sulle casse della propria Regione. "Se si realizzassero più centri e si investissero maggiori risorse - fa notare - si finirebbe per risparmiare, producendo economie e limitando i disagi". Parola d'ordine, dunque, "è potenziare i centri pubblici - ribadisce Scaravelli - anche per gravare meno sulle casse dello Stato". Anche perché, a ben guardare, le regioni dalle quali si migra di più coincidono spesso con quelle con i conti in rosso, "Calabria, Molise e Basilicata" tra le altre.Quanto al Registro nazionale della Pma, "siamo a una copertura del 100% - spiega la responsabile, oggi chiamata al confronto con i maggiori esponenti dei Registri nazionali europei - riguardo ai centri presenti sul territorio e i cicli offerti, e ciò nonostante il nostro sia il Registro più giovane tra quelli istituzionali", con appena 5 anni di esperienza all'attivo. "Adesso - prosegue l'esperta - siamo a lavoro per una diffusione migliore delle informazioni sui singoli centri, e l'appuntamento di oggi ci ha dato la possibilità di affacciarci alle altre realtà europee con un'esperienza più consolidata".Come nel caso della Gran Bretagna, realtà descritta da Siladitya Bhattacharya, del Aberdeen Maternity School. Qui le informazioni sui singoli centri sono dettagliatissime, comprese le percentuali di successo riportate. In Germania, la nazione che vanta il più antico Registro nazionale, i dati invece vengono diffusi in forma aggregata, tracciando il profilo di ciascun centro: metodica, questa, più vicina a quella adottata finora in Italia. Paese, il nostro, "dove c'è da contrastare ancora un po' di resistenza delle coppie nel fornire i dati fino alla gravidanza - conclude Scaravelli - C'è infatti un 12% di perdita di informazioni nel follow up. Ciò significa che per questa percentuale di coppie (la media europea si attesta sotto il 10%) non sappiamo se la gravidanza è stata portata a termine, se ci sono difetti alla nascita, se il piccolo è nato a termine o pre-termine, eccetera. Ma dopotutto - riconosce - abbiamo solo 5 anni di attività alle spalle, i risultati raggiunti finora appaiono ottimi a chiunque".

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